L'EVOLUZIONE  DELLO  ZEISS  PLANAR  DA  50mm

COME  OTTICA  NORMALE  PER  IL  FORMATO  24x36:

PROTOTIPI  E  SEGRETI



ABSTRACT

The evolution of  50mm Zeiss Planar standard lens for the 135 format: few
topics about lenses was discussed like this one, and every skilled Zeisser know,
or at least believes to know everything about that; luckily there's always some
more to discover behind the corner: for example, the first 50mm f/2 Planar lens
planned by Zeiss Ikon for delivery was a Satz-Planar with built-in leaf shutter
and a removable front module that allowed the use of optional lens converters
called Satz-Planar-Gon and Satz-Planar-Tel, two devices that changed the
original 50mm f/2 specifications into 35mm f/4 and 85mm f/4 respectively; this
oustanding set was projeced around 1956-57 to ungrade the famous reflex
Contaflex, as also competitors had on gear newly developed Xenon or Ultron
f/2 Gauss lenses... But the Contarex silver monster was on the launch facility,
and a somewhat different Planar 50mm f/2 in Contarex mount was the first 50
mm standard lens to proudly bear the Planar holy name. Another interesting
stuff regards an almost unknown Planar 50mm f/1,4 prototype realized around
1963 to flatten the Contarex standard lenses at a 50mm focal lenght (the
actual production lens was a 55mm f/1,4); the optical formula of this prototype
is original and doesn't match the schema of the younger 50mm f/1,4 Planar
for Rollei, Contax-Yashica and so on: for the first time I share it's optical formula,
the glass specs and also the thermal dilatation figure of the materials involved
in the two cemented doublets of the formula,  not to mention also the glass specs
of the Contax-Yashica  50mm f/1,4 Planar and Rollei-Voigtlaender 50mm f/1,8
Planar.

10/12/2008

Come tutti sanno alla Zeiss Ikon, forti dell'eccellente reputazione del Tessar e
del Sonnar, procrastinarono a lungo l'avvento dello schema Gauss simmetrico di
focale normale sui loro apparecchi di formato 24x36, mentre alla Leitz già nel
periodo prebellico avevano fatto esperienza col 50mm f/2 Summar; con la diffusione
dell'antiriflessi e dei moderni vetri al Lantanio le premesse per l'esplosione del potenziale
insito nella struttura doppio Gauss c'erano davvero tutte, e la Zeiss non poteva certamente
trascurare la nuova nicchia, dal momento che quest'architettura era stata ideata proprio
da un suo matematico, il prof. Rudolph, nel lontano 1896, ed era  passata alla storia col
nome di Planar in virtù della sua eccellente planarità di campo anastigmatica.

 

La storia ci parla: lo schema dal brevetto del Planar originale, calcolato dal Dr.
Paul Rudolph della Zeiss nel 1896: il grande potenziale rimase lungamente inespresso
sia per il coma non ancora ben corretto sia per l'insufficiente contrasto dovuto
all'assenza di antiriflessi, e questo eccezionale schema fu a lungo dimenticato, mentre
il celebre Sonnar, dotato di contrasto superiore e coma quasi inavvertibile, visse un
lungo periodo di gloria che si protrasse fino all'immediato dopoguerra...

In realtà questo schema non fu completamente dimenticato per un così lungo periodo: negli anni '30
vi furono alcuni Biotar e Mikrotar (obiettivi speciali per macrofotografia ad altissimo ingrandimento)
che sfruttavano il principio doppio Gauss del Planar, ma si trattò in ogni caso di produzioni di nicchia,
praticamente trascurabili.

Ad inizio degli anni '50 la Zeiss poteva contare su due grandi matematici, Johannes Berger e Guenther
Lange, che anticiparono di qualche anno l'avvento del celeberrimo Erhard Glatzel; Berger e Lange,
singolarmente o in sinergia, si applicarono sistematicamente sullo schema Planar e tutte le sue variabili,
e nei primi anni della decade concepirono diversi obiettivi per il medio e grande formato destinati a
diventare famosi, come i Planar 75mm f/3,5 ed 80mm f/2,8 per Rolleiflex biottica, il Planar 80mm f/2,8
per Hasselblad nonchè diverse versioni per Linhof; era ormai chiaro che lo schema Planar-doppio Gauss
poteva garantire risultati superiori e più consistenti fino ai bordi del campo rispetto ai tipi impiegati
fino ad allora (Tessar, Sonnar ed Ernostar) e l'attenzione progettuale sul modello ideato da Rudolph era
massima; curiosamente, la vasta serie di apparecchi Zeiss Ikon per il kleinbildformat 24x36 continuava
ad impiegare ottiche tipo Sonnar, Tessar o tripletto, e nonostante Berger e Lange avessero progettato
già nel 1952-53 un luminoso Planar destinato al 35mm la sua introduzione in questo settore veniva
procrastinata; come tutti sanno il primo Zeiss Planar da 50mm per il piccolo formato ad essere messo
in produzione fu il celebre ed apprezzatissimo 50mm f/2 che equipaggiava la Contarex I "Cyclope" di
fine anni '50, tuttavia le iniziali intenzioni del management volevano anticipare il lancio del tipo Planar f/2,
applicandolo alla diffusa ed affermata reflex Contaflex ad obiettivo fisso, un sistema ormai collaudato,
maturo e giunto all'apice del suo sviluppo.

L'eccellente Tessar che lo equipaggiava garantiva prestazioni molto brillanti, e la possibilità di smontare
la lente anteriore per applicare degli aggiuntivi definiti "pro-Tessar" consentiva di aggirare la limitazione
dell'obiettivo fisso con otturatore centrale incorporato, consentendo una certa scelta di focali diverse;
la volontà di puntare in modo così determinato sul sistema reflex Contaflex ad otturatore centrale era
giustificata da un lato dalla maggiore semplicità costruttiva, che conteneva il prezzo finale pur a fronte
dell'eccellente qualità Zeiss Ikon, e dall'altra da una significativa partecipazione azionaria dello Zeiss
Stiftung nell'azienda produttrice di otturatori, la Deckel di Monaco di Baviera; il mercato recepiva da
anni con interesse le varie generazioni di Contarflex che si erano avvicendate, ma avvicinandosi alla
fine degli anni '50 la concorrenza iniziò a condizionare i potenziali clienti con le lusinghe dei nuovi
obiettivi più luminosi, un trend che arriverà nel tempo ad esiti interessanti, come le Voigtlaender Vitessa
e Vitomatic dotate di Ultron f/2 o Kodak Retina con obiettivi di analoga luminosità; a fronte di questo
nuovo standard di riferimento, la Zeiss ordinò a Johannes Berger e Guenther Lange di calcolare un
Planar 50mm f/2 basato su un doppio Gauss simmetrico a 6 lenti in 4 gruppi, la cui architettura
consentisse di includere l'intero modulo anteriore (una lente singola più il doppietto collato) in un
cannotto facilmente e rapidamente rimovibile per sostituirlo con aggiuntivi analoghi ai già noti
pro-Tessar, calcolati a partire dal modulo posteriore residuo del Planar, che permettessero di
modificare la focale e configurare due alternative: un grandangolare da 35mm f/4 ed un medio-tele
da 85mm f/4.

I vantaggi rispetto al precedente 50mm f/2,8 con i relativi aggiuntivi stava nel fatto che col Tessar
era possibile rimuovere soltanto la lente anteriore, quindi i pro-Tessar dovevano essere "adattati"
ad un Tessar quasi completo, mentre nel caso del Planar 50mm f/2 veniva rimosso tutto il nocciolo
ottico anteriore fino al diaframma, lasciando solo un gruppo dispersivo posteriore più "neutro" ed
adattabile; Johannes Berger terminò il calcolo del Planar 50mm f/2 di base nell'Ottobre del 1956,
mentre gli aggiuntivi furono completati nel 1957: specificamente, lo stesso Berger finalizzò l'aggiuntivo
grandangolare definito Satz-Planar-Gon 35mm f/4 nel Giugno 1957, mentre Guenther Lange completò
il progetto del Satz-Planar-Tel 85mm f/4  nel Settembre dello stesso anno; nel frattempo il progetto
Contarex si stava avvicinando alla fase operativa, e dovendosi collocare su un livello molto superiore
alla Contaflex pur avendo in dotazione anch'essa un Planar 50mm f/2, il management rinunciò all'idea
di riposizionare il sistema Contaflex equipaggiandolo col Planar, per non creare nella clientela una
confusione ancora maggiore di quanto già non facesse un catalogo fin troppo ricco ed articolato;
il Satz-Planar 50mm f/2 con i relativi aggiuntivi giunse tuttavia ad una fase molto vicina alla produzione
di serie, e l'immagine che segue documenta i prototipi definitivi del primo, vero Planar per 24x36.




I prototipi Satz-Planar 50mm f/2 con gli aggiuntivi da 35mm f/4 ed 85mm f/4 Planar-Gon
e Planar-Tel, applicabili smontando il modulo anteriore del Planar; questi rari esemplari
testimoniano l'estrema attenzione rivolta dalla Zeiss Ikon al sistema Contaflex, supportato da
un costante e significativo successo commerciale, al punto che non appena la concorrenza
cominciò a sfoderare il jolly dell'ottica più luminosa si corse ai ripari commissionando questi
progetti ai migliori matematici della Casa

(many thanks to Juergen Kuc for the picture)

Gli schemi che seguono sono ricavati dai progetti originali e descrivono l'architettura dei
tre prototipi ed i vetri ottici impiegati nella loro realizzazione.

 

Per ciascun aggiuntivo erano previste due versioni leggermente diverse, e a parte
l'adozione di moderni vetri al Lantanio voglio attirare l'attenzione sullo schema Planar
50mm f/2 di base, i raggi di curvatura degli elementi ed i vetri che lo compongono:
contrariamente a quanto si possa ipotizzare, questo Planar 50mm f/2 non è l'obiettivo
poi adottato come standard nella Contarex I "Cyclope" lanciata circa un anno dopo:
lo schema del Satz-Planar è stato calcolato da Berger nel 1956, mentre- curiosamente -
il celebre Planar 50mm f/2 che equipaggerà tutti i corpi Contarex era stato definito
da Berger e Lange alcuni anni prima, e completato all'inizio del 1953; come si potrà
notare meglio dagli schemi successivi, il Planar del 1953 adottato dalla Contarex non
ha superfici di incollaggio piano-parallele (con raggi infiniti); mentre il Planar del  1956
presenta il doppietto anteriore con superficie di contatto piatta, un dettaglio certamente
introdotto per contenere i costi di produzione (la Contaflex era un apparecchio di prezzo
medio), ed anche le superfici R13 ed R15 sono quasi piane, con un raggio molto ampio,
il che richiede lavorazioni meno complesse... Resta comunque il fatto che il Planar più
moderno e dotato di aggiuntivi rimase allo stato di prototipo, mentre quello più anziano
divenne il normale Contarex ed entrò nella leggenda per la sua straordinaria resa, ma non
sapremo mai come si sarebbe comportato l'esemplare calcolato nel 1956...


Nel frattempo il momento del nuovo sistema reflex 35mm  professionale era giunto, ed i ripensamenti
legati alla gamma Contaflex continuavano a guastare il sonno ai vertici Zeiss, certamente coscienti
che, mutatis mutandis, stavano per proporre due sistemi reflex 35mm sotto lo stesso tetto, e pur
con tutte le diversificazioni tecniche, d'immagine, prestazionali e di listino, avrebbero finito per
cannibalizzarsi a vicenda... Infatti, e questo è noto a pochi, il primo prototipo di "Cyclope" costruito
sulla base del progetto di Sauer è pressochè identico al modello di serie, ma non ostenta con
orgoglio l'aggressivo marchio Contarex, che pare quasi un ruggito, bensì ancora quello Contaflex,
come se alla Zeiss, per un attimo effimero, avessero deciso di annullare la serie Contaflex corrente
con i suo corpi di media gamma e di trasferirne la notorietà commerciale nel nuovo sistema d'elìte...
Magari, col senno di poi, sarebbe stata una scelta più fortunata...

Il primo, vero Planar 50mm prodotto da Zeiss per il 24x36mm fu il celeberrimo
50mm f/2 Contarex (qui in seconda versione tipo Blitz-Planar di colore nero,
su una rara Contarex SE nera con logo Zeiss Contarex Vertieb), un obiettivo
che entrò nella leggenda per la sua resa straordinaria, al punto che molti ancora
oggi lo considerano il normale con la resa globale più bella della storia; i primi
lotti della serie, in montatura cromata, uscirono dalle officine di Oberkochen
nel 1957.

 



La sezione di una Contarex col Planar i evidenza; il nocciolo ottico era assemblato
in un cannotto di ottone marino della massima qualità e montato con tolleranze
letteralmente micrometriche.

 

Lo schema ottico del famoso Planar 50mm f/2 Contarex, progettato
da Berger e Lange fra il 1952 ed il 1953: è davvero strano che questo
progetto sia rimasto quattro anni in naftalina e poi avviato ad una luminosa
carriera mentre il più recente calcolo del 1956 utilizzato per gli aggiuntivi
-Gon e -Tel sia stato definitivamente abortito; i due elementi singoli del
Planar Contarex sono realizzati col celebre LAK9 al Lantanio ma lo
schema semplice e la luminosità moderata non hanno richiesto vetri dalle
caratteristiche estreme, a tutto vantaggio della consistenza di resa per
cui l'obiettivo è ancora famoso a distanza di mezzo secolo; è la prima volta
che le caratteristiche dei vetri impiegati vengono divulgate.

 

Qualche anno dopo il lancio del sistema Contarex gli indirizzi di mercato
 sottolineavano una sempre maggiore diffusione di obiettivi molto luminosi,
che da un lato tacitavano i timori dei clienti affezionati alle diapositive di
bassa sensibilità e dall'altro erano veri trend-setter per tutta la gamma; la
stessa Nippon Kogaku, quando lanciò la sua Nikon F, pochi mesi dopo la
contarex I,  garantì fin da subito a listino un 58mm f/1,4, corretto dopo un
paio d'anni in un più convenzionale 50mm f/1,4, ed anche alla Zeiss cominciarono
fin da subito a temere che il pur eccellente Planar f/2 finisse per impersonare
il "brutto anatroccolo" della situazione a cospetto dei "giganti di luce" della
concorrenza... Con rapidità mazziniana, in coincidenza col lancio della Contarex
I, l'ormai collaudata coppia di progettisti Berger-Lange fu incaricata di calcolare
una versione di Planar superluminoso, un f/1,4 che portasse la "Cyclope" al
livello delle più agguerrite avversarie; seguendo l'esempio della Nippon Kogaku
(una focale un po' più lunga riduceva i problemi di spazio retrofocale, semplificando
il calcolo), Berger e Lange idearono inizialmente un 58mm f/1,4, giunto allo stadio
di esemplare prototipico assemblato in montatura definitiva, dirottando poi su un
Planar 55mm f/1,4 il cui calcolo fu terminato nel Maggio del 1959; i clienti, in realtà,
non ascrissero eccessive critiche alla luminosità f/2 del Planar di serie (forse ben
più che soddisfatti delle sue eccellenti prestazioni e della messa a fuoco minima di
appena 30cm dal piano focale), e la produzione effettiva del 55mm f/1,4 fu ritardata
fino all'anno 1961; anche in questo caso lo schema che segue rivela per la prima volta
i vetri impiegati da Berger e Lange per realizzare quest'obiettivo.

 

Il Planar Contarex 55mm f/1,4 di Berger e Lange si basa su uno schema Gauss
a 7 lenti in 5 gruppi, analogo a quello adottato dalla concorrenza Nipponica
dell'epoca (il Nikkor-S Auto 50mm f/1,4 del 1961 adotta un'architettura simile);
il doppietto anteriore ha superfici di contatto piano-parallele e nel suo schema
sono stati adottati quattro vetri Flint al Lantanio ad alta rifrazione/bassa dispersione
(due LAF33 e due LAF3), oltre ad un "classico" short-Flint SF6 ad alta rifrazione
(nD= 1,80518) ed alta dispersione; quest'obiettivo ha una riproduzione molto personale
e pittorica a piena apertura, ma a diaframmi centrali la sua resa ottica è sempre stata
reputata inferiore a quella del Planar f/2, una caratteristica che accomuna tutti i
50mm luminosi degli anni '60 in relazione alle versioni meno spinte.

 

Pochi sanno che dopo il prototipo iniziale da 58mm f/1,4 e l'esemplare di produzione
da 55mm f/1,4, intorno al 1963, la Zeiss realizzò un secondo prototipo di Planar f/1,4
con focale da 50mm, forse per uniformare la gamma dei normali, sempre seguendo
l'esempio Nikon; il Planar 50mm f/1,4 prototipo del 1963 ha un complesso schema
Gauss ad 8 lenti con due doppietti collati, il primo dei quali posto in posizione frontale,
ed è sostanzialmente differente dal successivo ed omologo Planar 50mm f/1,4 degli anni
'70, tuttora in produzione con minime modifiche; ecco il suo inedito schema con i relativi
vetri previsti.

 

Il Planar 50mm f/1,4 prototipo per Contarex del 1963 fu progettato da
Guenther Lange ed è un Gauss ad otto lenti asimmetrico, caratterizzato
da un doppietto in posizione anteriore che lo rende simile al Summitar
50mm f/2 di Leitz; curiosamente, il suo schema prevede solamente tre
tipi di vetro, con una vera profusione di Flint al Lantanio LAF33 (ben cinque
elementi); i due elementi collettivi al alto del diaframma sono realizzati con
vetro short-Flint SF6, ed un SF1 in seconda posizione completa la rosa:
incidentalmente, in tutto lo schema non è presente un vetro Krown! Si tratta
certamente di un progetto molto spinto per l'epoca, sicuramente più avanzato
del Planar 55mm f/1,4 ma forse anche più costoso e complesso da realizzare;
è probabile che alla Zeiss Ikon, visti i piccoli numeri di produzione che caratterizzavano
il Planar 55mm f/1,4, abbiano deciso che non valesse la pena di avvicendare la
produzione, accollandosi costi ulteriori. Questo Planar f/1,4, antesignano del
celebre modello attuale, restò così praticamente sconosciuto; tuttavia esiste
un prototipo assemblato, illustrato a seguire.

 

In un autentico eccesso di dietrologia ho analizzato il coefficiente di dilatazione termica
dei vetri impiegati nei due doppietti, valutando per pura ipotesi se nel lungo termine,
qualora l'obiettivo fosse stato prodotto, l'indurimento dei collanti epossidici combinato
con la dilatazione asimmetrica avrebbe comportato lo stesso rischio di scollature periferiche
che piagano altri obiettivi Contarex, come ad esempio il Sonnar 85mm f/2: effettivamente
le due coppie di materiali hanno un coefficiente di dilatazione Alpha 30-70 sostanzialmente
differente, con una forcella addirittura superiore a quella che si riscontra nel Sonnar 85mm
f/2 incriminato, ma va annotato che anche il Planar 55mm f/1,4 di produzione impiega nel
doppietto posteriore identici materiali e non si hanno notizie di scollature sistematiche: questo
mi porta a considerare che i due fattori descritti - legante epossidico che perde ogni elasticità
e vetri a dilatazione differente - non siano sufficienti in sè per garantire una casistica: probabilmente
entrano in gioco altre variabili, come la curvatura degli elementi e forse anche la chimica stessa
dei singolo vetro in funzione del collante usato...

 

I tre Planar f/1,4 calcolati per il sistema Contarex: a sinistra la prima ipotesi da 58mm, scartata in partenza,
a destra il modello di produzione da 55mm; l'obiettivo al centro è l'unico esemplare esistente da 50mm e
dotato dello schema ottico di Lange appena discusso; si nota a vista d'occhio la maggiore lunghezza del
nocciolo ottico e la particolare rifrazione del doppietto anteriore, differente da quella degli altri due obiettivi
dotati di lente frontale singola.

(many thanks to Juergen Kuc for sharing this pic of these extremetely rare items)

 

Gli schemi di massima ricavati dai progetti originali: in alto i due modelli di produzione,
in basso il 50mm f/1,4 prototipo.

 

Per tutti gli anni '60 gli unici Planar di focale normale per il 135 furono dunque il 50mm f/2 ed il
55mm f/1,4 Contarex; nel frattempo lo storico partner commerciale Franke und Heidecke stava
pianificando di sbarcare nell'universo reflex 35mm SLR, e come di consueto le affermate ottiche
di casa Zeiss furono scelte quale corredo di prestigio che avrebbe fornito ampie garanzie ai potenziali
utenti del nuovissimo sistema che andava a delinearsi; è strano che alla Zeiss non abbiano opposto
alcuna resistenza formale alla progettazione ed alla fornitura di ottiche per un sistema che, volente o
nolente, sarebbe diventato un concorrente diretto della Contarex, a maggior ragione in quanto dotato
di ottiche analoghe: furono addirittura progettati ex novo vari obiettivi, uno impegno tecnico ed economico
che suggerisce quanto il management dello Stiftung fosse ormai stanco dei fiumi di conti in rosso del
settore fotocamere Zeiss Ikon - Stuttgart e come all'epoca si stesse forse già pensando ad abbandonare
la produzione di apparecchi, dirottando la costruzione e la fornitura degli obiettivi per il formato 24x36
a clienti esterni che provvedessero in proprio a gestire la "patata bollente" nei confronti dei numerosi e
sempre più agguerriti concorrenti giapponesi... Quando nel 1970 Herr Heidecke mise in produzione la
sua nuovissima Rolleiflex SL35 (apparecchio peraltro più minimale delle Contarex, sebbene di concezione
più moderna ed agile) l'obiettivo normale sfoderato a sorpresa fu uno Zeiss Planar 50mm f/1,8, una versione
inedita sia come caratteristiche geometriche sia riguardo allo schema ottico, un obiettivo che visse vari
trasformismi: acquisì  l'antiriflessi multiplo HFT solo nel 1974 (con due anni di inspiegabile ritardo su
altri modelli), fu inizialmente proposto sui mercati del blocco orientale con la denominazione Oberkochen
Opton, fu prodotto in seguito da Rollei con la denominazione Planar Made by Rollei ed infine fu anche
spacciato come Ultron sui corpi macchina "gemelli" etichettati come Voigtlaender VLS-1, 2 e 3...

Quest'obiettivo era stato progettato poco prima del lancio dal famoso Erhard Glatzel in collaborazione
con Erwin Konschack, e come di consueto il grande matematico aveva dato vita ad un calcolo-fiume che
prevedeva addirittura 8 diversi prototipi, il settimo dei quali fu scelto per la produzione di serie: è difficile
capire perchè alla Zeiss abbiano spiegato simili forze per calcolare un semplice "cinquantino" destinato
ad un cliente esterno: il mantenimento dell'esclusiva sul Planar 50mm f2 Contarex poteva avere ovvie
giustificazioni commerciali, ma il nuovo Planar 50mm f/1,8 non era solamente più moderno ma addirittura
più complesso e costoso da produrre, dal momento che abbandonava il classico doppio Gauss simmetrico
con 6 lenti in 4 gruppi, adottando un Gauss a 7 lenti (soluzione insolita con questa luminosità) con ben quattro
elementi singoli davanti al diaframma, una configurazione unica che la Zeiss non utilizzò per nessun obiettivo
normale progettato in seguito!

 

Il Planar - Ultron 50mm f/1,8 del 1970, nonostante la luminosità non eccessiva, adottava
uno schema ottico complesso e "sovraquotato" rispetto alle esigenze, con le caratteristiche
quattro lenti anteriori spaziate ad aria che garantivano un mare di variabili nel calcolo; alcuni
dei vetri impiegati non trovano un riscontro esatto nei cataloghi Schott attuali, probabilmente
perchè si trattava di versioni realizzate con materiali inquinanti poi messi al bando: Glatzel
utilizzò ben sette diverse tipologie di vetro, fra le quali spiccano il classico short-Flint SF6
e ben tre vetri al Lantanio (un Flint e due Krown) caratterizzati da un favorevole rapporto
alta rifrazione/bassa dispersione; globalmente appare come un progetto eccessivamente
complesso per i presupposti di partenza, forse più un esercizio di stile del grande matematico,
che in ogni caso remava contro gli stessi interessi della Zeiss Ikon, fornendo al concorrente
Rollei un obiettivo davvero eccellente: ricordo che, nell'estate del 1980, io e la mia famiglia
fummo vittime di uno spettacolare incidente automobilistico su una strada selvaggia della
Sardegna, quando il pullmino a 9 posti condotto da mio padre impattò contro una roccia
affiorante ai margini della carreggiata e cappottò rovinosamente sull'asfalto: con l'incoscienza
propria dell'adolescente, mentre l'ambulanza trasportava mia madre in ospedale, mi preoccupai
solamente di fotografare il povero automezzo semi-sfasciato ed appoggiato a testa in giù al
centro della carreggiata, con le sospensioni letteralmente strappate via dal ponte rigido a
causa del violento urto... La mia Olympus OM-1n era scarica, ed approfittai della Voigtlaender
VLS-3 prestata da un amico che ci seguiva sulla sua auto, dotata proprio di 50mm f/1,8 Ultron,
ovvero questo Planar sotto insegne Voigtlaender; ricordo che la sera avanzava rapidamente e
che dovetti immortalare le varie scene alla massima apertura f/1,8: nonostante ciò le immagini
stampate presentano una nitidezza davvero ragguardevole, e l'unica indicazione che il diaframma
fosse spalancato ci viene dalla ridotta profondità di campo!

 


Erhard Glatzel concepì 8 prototipi diversi, alcuni dei quali addirittura basati su 8 lenti delle
quali 5 sono collocate nel membro anteriore, sia completamente spaziate ad aria (come nel
prototipo 2) sia cementate con un doppietto (frontale nel prototipo 3 e posteriore nel prototipo
1); tutti questi schemi confermano un dispiego di forse sproporzionato alle reali esigenze del
progetto (un banale "cinquantino" di luminosità standard) ma è una prassi tipica di Glatzel,
riscontrabile in quasi tutti i suoi progetti, quella di sondare tutte le possibilità e variabili del
concetto iniziale, senza lesinare su tempo e calcoli...


Nel frattempo lo Stiftung aveva calato la mannaia sui "rami secchi", azzerando il settore Zeiss-Ikon
di Stoccarda ed interrompendo una tradizione nel settore fotocamere che si tramandava ininterrotta
dal 1926... Mentre gli aficionados del marchio piangevano amare lacrime, nelle stanze del potere si
decise di dirottare rapidamente la pregiata gamma di obiettivi Zeiss per il piccolo formato su clienti
esterni, in primo luogo la stessa Franke und Heidecke che già commercializzava la sua SL-35, mentre
un progetto ormai marciante di reflex 35mm progettato dalla Zeiss Ikon (SL-75) sarebbe stato ceduto
alla Weber, che ne avrebbe garantito l'industrializzazione dotandola di nuovi obiettivi Zeiss caratterizzati
da una moderna estetica nera con fascia gommata (praticamente identici ai successivi Zeiss Contax)
e di baionetta posteriore Contarex con rinvio del diaframma modificato adottando una molla antagonista
nell'obiettivo stesso ed una camma di comando convenzionale (per ovviare ad annosi problemi riscontrati
sui corpi Contarex); purtroppo sia la Zeiss che la Weber - all'epoca - non potevano contare su un fondo-
cassa rassicurante, e quando allo Stiftung non furono in grado di coprire (come promesso) le spese
preliminari per l'industrializzazione del progetto e la messa a punto di macchine operatrici e linea di montaggio,
la Weber si ritirò dall'accordo e la Zeiss Ikon - Weber SL-75 rimase solo un prototipo senza seguito
commerciale...

In quel 1972, mentre la Zeiss imbastiva affannosi abboccamenti con vari partner per rientrare nel settore
fotocamere, l'unico cliente realistico e storicamente affidabile restava Rollei, e la produzione di ottiche
35mm fu messa interamente a disposizione di Herr Heidecke e della sua SL-35: in quest'ottica alcuni
obiettivi storicamente progettati per la Contarex come ultimi residui vestigiali di un sistema ormai morto
dovrebbero essere più considerati come ottiche già previste per la Rollei E POI prodotte in piccolissima
tiratura anche in attacco Contarex, solo per lenire un orgoglio ferito: lo stesso impegno profuso nel Planar
50mm f/1,8 ad esclusivo appannaggio della Franke und Heidecke ci fa capire come, in realtà, già a fine
anni '60 lo Stiftung stesse considerando la Contarex come un contratto a termine, un "dead man walking"
solo per questioni speciose e burocratiche..

Le prove?  il 15mm f/3,5 Distagon fu esposto come prototipo alla Photokina 1972 in attacco Contarex, ma
si trattava di un obiettivo incompleto, mancante dell'intero comando del diaframma, assemblato frettolosamente
per pura esigenza scenica, privo di flottaggi a distanze ridotte e persino della torretta con i filtri interni, previsti
dal progetto ottico; l'anno successivo, 1973, quando le Contarex erano ancor prodotte a piccolo cabotaggio,
il 15mm Distagon fu lanciato solamente in attacco Rollei, con una montatura moderna e matura dotata di
ghiera supplementare per sostituire i filtri interni; il celebre F-Distagon 16mm f/2,8 fu realizzato nel 1972 in
appena 150 esemplari con attacco Contarex, ma simultaneamente entrò in regolare produzione di serie in
attacco Rollei; il Distagon 18mm f/4 fu presentato nel 1972 in configurazione moderna (flottante con antiriflessi
multipli) in attacco Rollei; il Distagon 35mm f/2,8 (poi utilizzato anche nel sistema Contax-Yashica) fu
calcolato appositamente per la Franke und Heidecke e lanciato nel 1973 in attacco per la Rollei SL-35;
gli inediti Sonnar 85mm f/2,8, Tele-Tessar 135mm f/4 e Tele-Tessar 200mm f/4 (probabilmente realizzati
su base di calcoli Voigtlaender) vennero lanciati nel 1970 in attacco Rollei e mai proposti per Contarex;
persino il celebre Planar 85mm f/1,4, considerato l'acuto del corredo Contarex ed una delle sue ottiche
più significative, è oggetto da decenni di un grande "depistaggio" collettivo, dal momento che la versione
Contarex del 1974 viene considerata l'esordio assoluto di questo famoso obiettivo, mentre in realtà il
Planar 85mm in attacco Rollei SL-35 esisteva già nel 1973, e sopravvivono varie borchures di quel periodo
che lo confermano: solo l'anno successivo, 1974, sarebbe arrivato il modello C-rex!

Tutto questo preambolo ci è utile per capire il quadro del momento, una situazione di precario stallo che
sarebbe degenerata di lì a poco con la crisi economica della Rollei, l'esperienza a Singapore e la prevista,
massiccia fornitura di obiettivi Zeiss che non decollò mai, obbligando la Rollei ad acquisire i diritti sulle
ottiche per produrle in casa, contenendo i costi, e la Zeiss a cercare affannosamente un partner definitivo
per le fotocamere da equipaggiare, poi trovato nella Yashica; in questo breve interregno in cui il sistema
Rollei SL-35 pareva destinato all'affermazione dal Brauschweig giunse la richiesta di un 50mm Planar
più luminoso da affiancare al modello f/1,8 già in produzione; anche in questo caso alla Zeiss non
riciclarono il già disponibile Planar 55mm f/1,4 Contarex (penalizzato peraltro da una fama non lusinghiera)
nè il prototipo 50mm f/1,4 del 1963, ma partirono dal foglio bianco per un nuovo ed avanzato progetto,
portato a termine da Karl-Heinrich Behrens ed Erhard Glatzel nella prima metà del 1972: l'obiettivo del
quale parliamo è quel Planar 50mm f/1,4 che sarebbe stato il normale per eccellenza delle Contax-Yashica,
sia in attacco standard che in attacco N autofocus, tuttora prodotto con minime modifiche in attacco
Nikon (ZF), Pentax (ZK), vite 42x1 (ZS) e Canon EOS (ZE): anche in questo caso il più celebre dei
50mm Planar fu concepito appositamente per il sistema Rollei, nel quale esordì nel 1972 già aggiornato
con antiriflessi multipli HFT.

 

Lo schema ottico del famoso Planar 50mm f/1,4, uno dei normali più famosi
ed affermati di tutti i tempi: il progetto originale di Behrens e Glatzel prevedeva
alcuni prototipi, ma i relativi schemi accuratamente tracciati dall'amico Vicent
Cabo partendo dai parametri matematici hanno dimostrato le minime variazioni
fra un modello e l'altro sono quasi trascurabili; l'obiettivo adotta lo schema dei
Gauss luminosi moderni, introdotti negli anni '70, caratterizzati dalla spaziatura
ad aria di quello che era stato il doppietto collato anteriore, passando così da
una configurazione a 7 lenti in 5 gruppi ad una con 7 lenti in 6 gruppi; l'obiettivo
impiega ben 5 elementi in vetro Flint al Lantanio col consueto, favorevole
rapporto nD/vD, ma non ricorre a versioni estreme, all'epoca già disponibili
da tempo; l'ottica adotta uno schema "rigido" e a distanze ravvicinate la
curvatura di campo è avvertibile.

 



Uno schema di massima del Planar 50mm f/1,4 del 1972 tratto dal progetto originale.

 

Peraltro, questo schema ebbe giusto il tempo - appena sfornato - di calzare anche la
montatura prototipica per Weber SL-75, e di questa brevissima esperienza morta sul
nascere restano solo alcune rare immagini.



Un'immagine del prototipo Zeiss Ikon SL-75, che secondo i piani della Casa doveva essere
prodotta dalla Weber, alla quale furono passati tutti i progetti, i materiali e le macchine utensili
necessarie; contestualmente, il Planar 50mm f/1,4 appena calcolato fu scelto come normale
per l'apparecchio, concependo appositamente una nuova estetica per la pianificata linea di
ottiche Zeiss-Weber che anticipava quella dei futuri Zeiss Contax-Yashica: solamente la baionetta
restava quella originale Contarex, con opportune modifiche al comando del diaframma. Incidentalmente,
il Planar 50mm f/1,4 prototipo della foto sarà l'unico "normale" Planar moderno per uso generico a
portare la denominazione "made in West Germany".

(many thanks to Juergen Kuc for sharing the pics of these rare prototypes)


Dopo le alterne fortune del sistema Rollei, la Zeiss trovò finalmente stabilità col progetto
Contax, portato a compimento nel 1974 in sinergia con la Yashica; occorre notare che
si andò a riesumare il nome di una telemetro nata nel 1932 (che con un moderno sistema
reflex c'entra come i cavoli a merenda) pur di non perpetrare oltre quello Contarex, una
denominazione che da allora è stata evitata come la lebbra in qualsiasi brochure della casa,
accennando a quel sistema solo con perifrasi e pronomi: tanto bruciò alla Zeiss la sventura
di questo Titanic!


Trattandosi di apparecchi di prestigio intenzionati fin da subito a calcare in piani alti del mercato,
le Contax furono immediatamente equipaggiate (1975) con lo stesso Planar 50mm f/1,4 già fornito
a Rollei, applicando l'antiriflessi T* proprietario; con l'evolversi del sistema e la comparsa di
modelli dal prezzo più abbordabile, l'utenza sentì la necessità di un Planar 50mm meno luminoso
e più abbordabile del costosissimo f/1,4, e Walter Woeltche (purtroppo scomparso il 1° Novembre
2008, estendiamo al figlio Joerg il nostro cordoglio) li accontentò calcolando una versione f/1,7
dotata di schema ottico pressochè identico e prestazioni altrettanto elevate: si ripeteva dunque
l'anomalia introdotta da Glatzel col Planr 50mm f/1,8: anche in questo caso l'obiettivo meno
luminoso adottava uno schema molto complesso per la sua categoria!




Lo schema ottico del Planar 50mm f/1,7 del 1982 eredita dal costoso f/1,4 l'architettura
di massima, che garantiva prestazioni analoghe: il modello f/1,7 mantiene forse un filo di
supremazia ai bordi, ma sull'asse la versione f/1,4 presenta a diaframma ottimale una risoluzione
pura leggermente superiore (circa 155 l/mm contro 140-145 l/mm): si tratta comunque di
differenze minime. Il risparmio globale che garantisce un prezzo di listino sostanzialmente ridotto
va ricercato soprattutto nella montatura meccanica, ora servita anche da parti in resina.


Quest'accoppiata di obiettivi standard servì bene gli utenti Contax-Yashica, che grazie anche al
macro S-Planar 60mm f/2,8 potevano contare su una gamma di normali diversificata e di eccellente
qualità; l'acme della serie arrivò un po' a sorpresa nel 1996, in occasione  del centesimo anniversario
della nascita del Planar: all'epoca le finanze della Zeiss vivevano un difficile momento di transizione,
in attesa che le commesse per i nuovi partner tecnologici (come ad esempio Sony) fornissero una
rinnovata ventata di stabilità: il settore obiettivi per microcircuiti lavorava a regime, ma le incomprensibili
scelte imposte dalla Kyocera, la multinazionale che da tempo aveva assorbito la Yashica, creavano
costernazione e malumori fra chi era addetto agli obiettivi fotografici, ed anche le vendite risentivano
di scelte commerciali imposte dall'alto e poco logiche... In questa delicata fase si viveva un po' alla
giornata, ed anche una serie limitata di 1000 pezzi per un importante giubileo, seguendo un po' la
via additata da Leica,  poteva servire a "fare budget" in attesa di tempi migliori.

L'importante anniversario per i 100 anni del Planar fu colto al balzo chiedendo a Walter Woeltche,
peraltro con tempi ristretti, di calcolare un Planar da 55mm f/1,2 che avrebbe completato l'alto di
gamma e attirato l'attenzione sul marchio Contax, effettivamente un po' appannato; all'epoca Woeltche
collaborava con Schuster su progetti di ottiche a massima risoluzione per proiettare maschere da
microcircuiti, ed accettò ob torto collo di realizzare questo Planar, dal momento che era già impegnato
su altri fronti e considerava la focale 55mm poco logica; Woeltche adottò uno schema simile a quello
del Planar 50mm f/1,4 con l'aggiunta di un'ottava lente di campo posteriore; questa lente restava fissa
in posizione mentre il resto dello schema flottava in avanti durante la messa a fuoco, compensando le
aberrazioni (un sistema analogo a quello già adottato da Canon nei suoi FD 55mm f/1,2 AL ed FD
50mm f/1,2 L); l'obiettivo fu prodotto in una tiratura di 1000 esemplari, con matricole subito sopra
gli otto milioni, e proposto ad un prezzo astronomico, svariate volte superiore a quello del Planar f/1,4,
configurandolo fin da subito come chicca da collezione e non certo come obiettivo di uso comune;
fu peraltro fin da subito molto difficile procurarsi un esemplare, essendo oggetto di incetta da parte dei
collezionisti.

 

Lo schema di Woeltche per il Planar 55mm f/1,2 "100 Jahre Planar" in attacco Contax-Yashica
ricalca l'architettura dei modelli già esistenti, aggiungendo un'ottava lente di campo posteriore
che permetteva una compensazione flottante: prove pratiche hanno confermato che la curvatura
di campo esibita da questo campione alle distanze minime è molto inferiore a quella riscontrabile
nei modelli f/1,7 e soprattutto f/1,4.

 

Due immagini fornite da un caro amico; il diaframma è costituito da 8 lamelle
mentre i Planar meno luminosi ne impiegano solamente 6 (qualcuno ricorda
per caso l'iride del planar 50mm f/2 Contarex?....)

 

Con questo modello esclusivo, tuttora ceduto a cifre francamente assurde, si chiude
per ora la saga dei Planar 50mm luminosi, tuttavia la Zeiss è tornata sui suoi passi
ribadendo la validità del Planar originale a 6 lenti in 4 gruppi (il modello impiegato
nel 50mm f/2 Contarex) e mettendo in produzione altri due obiettivi standard f/2
basati sulla stessa, semplice architettura, avvalendosi anche di una più favorevole
distanza retrofocale (sono obiettivi destinati ad apparecchi a telemetro): ad inizio
anni '90 la Kyocera stupì il mondo lanciando il sistema Contax G a telemetro, un
sofistica apparecchio che voleva proiettare nel futuro le classiche prestazioni di
questi storici apparecchi: l'ottica standard era un Planar 45mm f/2 col classico
schema rivisto alla luce delle nuove potenzialità informatiche e dei nuovi vetri
ottici, un normale dotato di resa quasi perfetta.

 

Il Planar 45mm f/2 del 1993, nato per la Contax G1 a telemetro, si avvale
del ridotto spazio retrofocale per mantenere uno schema pressochè simmetrico;
le sue prestazioni sono eccellenti.

 

Dopo la traumatica decisione da parte della Kyocera di abbandonare il settore fotografico,
alla Zeiss hanno dirottato buona parte della produzione su ottiche per videocamere digitali,
creando nel contempo una nicchia di mercato con la realizzazione di prestigiosi obiettivi
"universali" da applicare ad apparecchi di altre marche, configurando il paradosso dell'ottica
non originale come "scelta  superiore" e non di ripiego; in questo ambito prese vita nel 2002
la gamma "ZM", ovvero obiettivi calcolati per un tiraggio di 27,8mm e destinati ad apparecchi
"rangefinder" che utilizzano l'attacco a baionetta e l'accoppiamento al telemetro Leica M; si
tratta di obiettivi dichiaratamente progettati per essere uno step in avanti rispetto al potere
risolutore dei modelli precedenti, arrivando all'iperbolica soglia della 400 l/mm, difficilmente
sfruttabili in pratica; il normale di questa gamma è a sua volta un Planar 50mm f/2 che ricalca
l'originale architettura del Planar datato 1953, uno dei tanti ritorni al futuro che confermano
come certe idee fossero già eccellenti in partenza , solo in anticipo sulla tecnologia corrente.

 

Il Planar ZM 50mm f/2 del 2002, ultimo 50mm Planar in ordine di apparizione,
condivide col predecessore per Contax G analoghe caratteristiche geometriche
e quote di tiraggio, quindi anche l'architettura è sovrapponibile; anche in questo
caso l'ottica fornisce risultati maturi e molto soddisfacenti, e bastano due stop
di chiusura per ottenere il massimo della resa.

 

Questa è dunque la succinta storia degli Zeiss Planar di focale normale destinati al formato 24x36mm;
volendo tracciare in prospettiva il senso della loro evoluzione si entrerebbe in valutazioni sottili con
molte ed incontrollabili componenti psicologiche e soggettive; restando nel deserto arido dei dati, lo
schema che ripropongo a seguire è tuttavia abbastanza illuminante sulla trasformazione silenziosa che
ha scandito il passaggio dagli obiettivi Contarex a quelli successivi:

Questi MTF sovrapposti sono stati misurati con gli analoghi standard Zeiss (letture a diaframma aperto e
mediamente chiuso, con orientamento sagittale e tangenziale, a 10,20 e 40 cilci/mm di frequenza spaziale),
e mettono a confronto diretto l'originale Planar Contarex 50mm f/2 progettato nel 1953 con il più sofisticato
Planar 50mm f/1,7 a sette lenti del 1982; molto grossolanamente, la curva inferiore da 40 l/mm identifica il
potere risolutivo puro, mentre quelle superiori (da 10 e 20 l/mm) descrivono meglio il macro e microcontarsto
dell'immagine; appare evidente al primo sguardo che il vecchio Planar Contarex è stato ottimizzato per una
perfetta correzione di astigmatismo e curvatura di campo, come provato dalle curve esemplari misurate ad f/8
(schema a destra, in colore rosso): i valori sono estremamente omogenei da centro a bordi (indice di ridottissima
curvatura di campo) ed i diagrammi relativi alle due calotte, sagittale e tangenziale, sono quasi sovrapposti,
a testimoniare la totale assenza di astigmatismo. Il Planar 50mm f/1,7 presenta valori MTF a 10 e 20 l/mm
mediamente superiori, indice che l'ottica è stata ottimizzata per fornire un più elevato contrasto, seguendo
la più tipica scuola Leica, ma come tutti sanno un contrasto così elevato lo si ottiene a spese proprio di
astigmatismo e curvatura di campo: infatti in una parte del campo le curve relative a 40 l/mm sono basse
ed inferiori a quelle del Planar Contarex (indice di una risoluzione inferiore in quei settori) e pur trattandosi
di un obiettivo correttissimo rivela una certa disparità fra le due letture sagittale e tangenziale, mentre il
Contarex ha una uniformità esemplare fino ai bordi.

Semplificando in modo grossolano, potremmo dire che il Planar moderno è un obiettivo "ad effetto", che
fornisce una brillantezza di grande impatto accettando però un livello superiore di aberrazioni ed una
risposta fuori asse meno controllata, una comportamento destinato a palati non troppo fini; il Contarex,
dal canto suo, privilegia la risoluzione calligrafica sul contrasto, e garantisce un controllo esemplare delle
aberrazioni, così come una "interpretazione" dei vari piani dell'immagine semplicemente emozionante:
è possibile che le due "filosofie" ben distinte ricalchino gli indirizzi e le esigenze del tempo: all'epoca del
Planar 50mm f/1,7 erano ormai in voga diapositive di bassa sensibilità dotate di resa molto satura, ed
il mercato di massa era ormai "plasmato" su questo modello, mentre ai tempi della Contarex questi
esclusivi e costosissimi apparecchi ed obiettivi erano appannaggio di una elìte benestante di iniziati
che privilegiavano certamente una riproduzione più "raffinata" e gammata; qualunque sia la verità,
il primo Planar f/2 del 1953 ha un posto speciale nel mio cuore.

Nota: ho escluso dalla descrizione gli S-Planar 50mm f/4 ed S-Planar 60mm f/2,8 in quanto
si tratta di obiettivi per impieghi speciali e non obiettivi standard di primo equipaggiamento
ed alta luminosità.

(ringrazio gli amici Juergen kuc e Vicent Cabo per le rare immagini e le precise trasposizioni
degli schemi di alcuni modelli)



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