VARIO-SONNAR  85-250mm f/4  -  70-210mm f/3,5  -  80-200mm f/4 :

L'EVOLUZIONE  DEL  TELE-ZOOM  FIRMATO  ZEISS

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I primi obiettivi Zeiss a focale variabile regolarmente commercializzati furono i due vario-Sonnar per
Contarex, progettati da Erhard Glatzel a fine anni '60: si tratta di un vario-Sonnar 85-250mm f/4 e di
un vario-Sonnar 40-120mm f/2,8; questa prima, timida infornata si basava su principi informatori ben
diversi da quelli che avrebbero dato vita alle generazioni di zoom successivi: infatti in casa Zeiss sono
sempre stati molto titubanti in questo settore, ed un vario firmato Zeiss entrava in produzione soltanto
se le sue prestazioni erano perfettamente equiparabili alle corrispondenti focali fisse della Casa: in
sostanza, lo standard di resa era prioritario su tutto e poco importava se questo significasse realizzare
dei mostri tanto pesanti ed ingombranti da richiedere l'impiego tassativo su cavalletto, vanificando quei
vantaggi nell'uso della focale variabile che oggi ci sembrano ovvi: alla Zeiss, come già ribadito in altre
occasioni, i compromessi non erano di casa.

Naturalmente questo weltanschaaung ebbe come risultato due obiettivi dal passo filtri B96, lunghi
25 e 26,7cm, con un peso rispettivo di 2.000g e 3.800g ed una messa a fuoco minima limitata a
2,5m per il vario-Sonnar 40-120/2,8 e a 4m nel caso del vario-Sonnar 85-250/4; se a questo aggiungiamo
il prezzo di vendita rispettivo di 1.418 DM e 1.814 DM di inizio anni '70 (una cifra spropositata) non deve
stupire che la produzione di questi enormi e goffi antesignani sia stata limitatissima: 1.000 pezzi realizzati
nel 1971 per il vario-Sonnar 40-120/2,8 e addirittura appena 581 pezzi assemblati nel 1970 per
il primo protagonista di questo pezzo, il vario-Sonnar 85-250mm f/4; una quindicina di anni fa un caro
amico e rivenditore di fiducia recuperò in Germania un esemplare intonso di entrambi questi zoom, ed
ebbi la possibilità di maneggiarli e visionarli: posso confermare che l'utilizzo a mano libera è una vera
utopia, in special modo nel caso dell'85-250mm, pesante come un proiettile da obice e caratterizzato
da doppia ghiera di azionamento di eccezionale precisione ma poco frizionata e quindi dura e lenta
nell'attuazione.... In ogni caso le prestazioni ottiche - per l'epoca - erano molto buone; a tale proposito
Jeoffrey Crawley della B.P.S. testò a fondo questi due vario-Sonnar, trovandoli pienamente soddisfacenti
in quanto a resa d'immagine complessiva; aggiungendo una nota personale, nel mio breve approccio ho
notato che questi zoom soffrono vistosamente di flare che abbassa il contrasto generale: è sufficiente
un soggetto di riflettanza elevata (un vestito bianco, ad esempio) per evidenziale i limiti di schemi
così complessi e privi di antiriflessi multipli.



il primo zoom-tele commerciale della Zeiss: il vario-Sonnar 85-250mm f/4, realizzato nel 1970
in appena 581 esemplari in montatura Contarex; il confronto col corpo Contarex Super (grande
più o meno come una Nikon F3) rende bene le smisurate proporzioni di quest'obiettivo,
destinato ad un impiego tassativo su treppiede e limitato dalla messa a fuoco minima di 4m: in
sostanza, i vantaggi pratici dello zoom erano azzerati, sacrificati sull'altare della qualità

(foto da Hans-Juergen Kuc, "Contaflex-Contarex", modificata)

 




Il complesso schema ottico del vario-Sonnar 85-250/4 datato 1970, realizzato certo con
difficoltà e senza l'ausilio dei più moderni vetri oggi disponibili; il progetto fu brevettato con
patente tedesca n° 1.447.293

(archivio Zeiss)



Dopo questa fugace comparsata in casa Zeiss si alternarono Consigli di sorveglianza tutti sostanzialmente contrari al concetto di
zoom, e servirono quasi 10 anni perchè tornasse sul mercato un tele-zoom firmato Zeiss, stavolta in montatura Contax: si tratta del
celebre vario-Sonnar 70-210mm f/3,5 T*, un obiettivo che vanta una lusinghiera reputazione presso i pochi, fortunati utenti (il prezzo
restava molto elevato), anche se la sensibilità al flare di controluce evidenziata dal primo 85-250mm era stata solo parzialmente
attenuata dal T*; il progettista del nuovo zoom è Heinrich Basista, un personaggio che ad inizio anni '70 ha funto da trait-d'uniòn fra
il grande Glatzel a fine carriera ed il promettente Woeltche, appena assunto in carico (1973) dalla Schneider Kreuznach.

Dalle finestre della sua casa di Koenigsbronn, il dottor Basista ammirava la neve del Natale-capodanno 1979 quando ultimò il
progetto di uno zoom f/3,5 con focale effettiva 72-203mm che sarebbe entrato in produzione col codice Zeiss 104728 ed il nome
di Zeiss Contax vario-Sonnar 70-210mm f/3,5 T*; i principi alla base del progetto, rivelati nell'assunto della richiesta di brevetto,
non furono come prevedibile indirizzati alla ricerca di prestazioni estreme ma alla realizzazione di un obiettivo che fosse sensibilmente
più leggero, corto e manovrabile rispetto al mastodontico vario-Zonnar 85-250/4 del 1970: evidentemente in Zeiss avevano
inquadrato il bersaglio, intuendo che il successo delle focali variabili passava anche e soprattutto attraverso l'aumentata rapidità e
praticità d'uso nonchè lo snellimento del corredo in borsa rispetto alle convenzionali focali fisse; naturalmente, con criteri moderni,
anche il vario-Sonnar 70-210mm f/3,5 è comunque un obiettivo impegnativo, ma passare da 3.800g a 1.145g con un certo
incremento dell'apertura massima era un sicuro passaporto per l'uso a mano libera, suggerito palesemente anche dalla pratica e
rapida ghiera one-touch, un trend che nel frattempo si stava affermando fra tutti i costruttori; inoltre il passo filtri si ridusse dall'assurdo
B96 proprietario (che richiedeva enormi e costosissimi filtri Zeiss, dei quali peraltro esisteva una scelta molto ridotta), adottando un
più civile 67mm, mentre al messa a fuoco minima drasticamente ridotta ad 1,8m permetteva un approccio realistico al ritratto.

Insomma: corretto il tiro, lo zoom-tele Zeiss era al passo coi tempi e sfoderava prestazioni di tutto rispetto, con una modulazione di
toni e colori molto apprezzata dagli aficionados; naturalmente negli anni '80 il settore zoom incontrò un esplosivo successo di mercato
e la Zeiss doveva adattarsi al trend, non potendo più contare soltanto su un 40-80mm dalla distorsione imbarazzante e su un 70-210mm
certamente buono ma ormai divenuto ingombrante e pesante per i nuovi standard; in questa critica fase entrò in carico alla Zeiss un
giovanissimo ingegnere che fu destinato alla progettazione di obiettivi vario sotto la supervisione dell'ormai maturo Woeltche, e
l'episodio va considerato con attenzione dal momento che l'ingegnere in questione è quel Lothar Koeltch che - dopo l'apprendistato
in Zeiss - fu rilevato dalla rivale Leitz, assumendo importanti cariche nel dipartimento matematico di calcolo ottico della celebre casa
di Solms-bei-Wetzlar; tuttavia, prima di esprimere tutto il suo notevole e maturo potenziale alla Leica, Koeltch ebbe l'occasione di
firmare una straordinaria opera prima in Zeiss, dando vita a tre dei più celebri zoom vario-Sonnar, la cui eccezionale qualità ha fatto
entusiasmare utenti, professionisti e giornalisti del settore, ovvero il 35-70mm f/3,4, il 28-85mm f/3,3-4 e l'80-200mm f/4; potendo
contare su più moderni vetri ottici, Koeltch abbandonò la complessità dei precedenti vario-Sonnar 85-250 e 70-210, adottando uno
schema lineare, in linea con le più classiche tendenze di quegli anni, e basato su un gruppo varifocale anteriore ed un pulitissimo
obiettivo relay posteriore, il tutto articolato su 13 lenti in luogo delle 15 dei predecessori; anche in questo caso l'incremento di
prestazioni, specialmente a piena apertura, fu accompagnato da un evidente sforzo di miniaturizzazione, al punto che il nuovo vario-
Sonnar 80-200mm f/4  pesava appena 680g per una lunghezza di 160mm, con un passo filtri da 55mm: l'opera di miniaturizzazione
iniziata con il 70-210mm di Basista poteva dirsi completa, ed il vario-Sonnar rivaleggiava in compattezza e praticità operativa con
i più agguerriti concorrenti (che nel frattempo si erano convertiti all'autufocus, ma questa è un'altra storia!).

Analizzando gli MTF originali si nota come sia il 70-210/3,5 sia il successivo 80-200/4 soffrano alle focali lunghe di una residua
aberrazione cromatica laterale, evidenziata dal flesso periferico nella calotta meridionale: del resto non si tratta in entrambi i casi di
un progetto apocromatico; nel passaggio generazionale l'incremento più vistoso avviene proprio nella configurazione più critica ed
utile nell'impiego a mano libera, ovvero a piena apertura, dove l'80-200 ha una marcia in più, mentre a diaframma chiuso i valori
del 70-210mm sono vicini a quelli della versione successiva, confermando la fama dell'ottica; come ultima considerazione, al di
là della progressiva miniaturizzazione che ha reso il vario-Sonnar un obiettivo molto fruibile, anche il prezzo di listino fu ridimensionato
a livelli più umani: anche la grande Zeiss non poteva più agire svincolata dal mercato globale!




Lo schema ottico del vario-Sonnar 70-210m f/3,5 realizzato da Heinrich Basista nel 1978-79;
lo schema non prevede i vetri speciali che oggi sono di uso comune; ho evidenziato in giallo le
distanze variabili fra i gruppi che interagiscono nella variazione di focale

 

 



Lo schema, desunto dal progetto originale, con le fluttuazioni reciproche delle distanze
relative ai gruppi mobili durante la variazione di focale del vario-Sonnar 70-210mm f/3,5

 

 

La sequenza dei vetri utilizzati nello schema del vario-Sonnar 70-210mm f/3,5: nulla di esotico da
segnalare, tranne il doppietto acromatico delle lenti 11-12, che costituisce il membro anteriore
dell'obiettivo relay secondario: troviamo abbinati un vetro Krown a bassa rifrazione/bassa dispersione
(vD = 70,41, praticamente un vetro ED) con un altro short-Flint ad alta dispersione/alta rifrazione
(nD=1,80518); si tratta dei classici e collaudati Schott FK-5 e Schott SF-6

 

 



lo schema, più pulito e lineare, del vario-Sonnar 80-200mm f/4 di Lothar Koeltch, che lo firmò assieme
alle versioni 35-70 e 28-85, prima di passare al rivale Leitz; si nota il gruppo varifocale anteriore e l'obiettivo
relay posteriore, divisi dal diaframma; nella linearità dello schema è evidente l'adozione di più moderni
vetri, nel frattempo resi disponibili dalle vetrerie; nel progetto fu prioritaria anche la riduzione di diametro
degli elementi anteriori, per adottare un passo filtri standard da 55mm

 

 



dalle caratteristiche comparate è facile evidenziare come in 20 anni lo zoom-tele Zeiss
sia stato riprogettato in funzione di una vistosa miniaturizzazione, a tutto vantaggio della
portabilità e di un pratico utilizzo a mano libera; anche la messa a fuoco, scesa da 4m
ad appena 1m, ha dischiuso nuovi scenari, specialmente per i ritrattisti

 

 



MTF a 10,20,40 cicli/mm, vignettatura e distorsione degli zoom vario-Sonnar
70-210/3,5 ed 80-200/4 messe a raffronto (alla focale minima): molto buona la
distorsione a 70mm per il 70-210mm mentre nell'MTF a piena apertura prevale
nettamente l'80-200/4, avvantaggiato anche dall'apertura massima un po' più ridotta

 

 




considerazioni analoghe anche alla focale intermedia (rispettivamente 130 e 140mm): ad f/8
gli zoom si equivalgono (un filo di aberrazione cromatica laterale in più nel 70-210), mentre
a piena apertura prevale nettamente l'80-200/4; va comunque lodata l'estrema linearità di
risposta del 70-210/3,5

 

 



alla focale massima la leggera aberrazione cromatica laterale penalizza entrambi; a piena
apertura resta la solita superiorità dell'80-200/4 ma il 70-210/3,5 - più vecchio di 10 anni -
ne esce a testa alta

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