UNA  LEICA  M3  CON  SUMMICRON  50mm  FRA  I  PARACADUTISTI  ALPINI  DELLA  BRIGATA  "CADORE" - 1959-60

 


(09/10/2013)

Questa breve condivisione mi coinvolge in prima persona, dal momento che l'argomento della narrazione si relaziona al servizio militare di mio padre Gianfanco; ammesso dopo una severa selezione all'ospedale militare di Pesaro, egli fu assegnato al plotone paracadutisti della Brigata Alpina "Cadore", di stanza a Belluno, con l'incarico 230A (comandante di quadra fucilieri o, come si suole definirli, assaltatori); prest˛ servizio per 18 mesi, dal 1░ Luglio 1959 al 7 Dicembre 1960, dapprima a Pisa per il corso di addestramento e l'acquisizione dei brevetti di lancio, e poi a Belluno, con tre mesi di interregno nuovamente a Pisa in qualitÓ di Caporal Maggiore istruttore presso l'allora Centro Militare di Paracadutismo.

 

PapÓ Gianfranco, ormai "anziano", ritratto mentre Ŕ temporaneamente aggregato al CMP di Pisa come istruttore, assieme al suo "brevetto" militare di paracadutismo.

 

Naturalmente si Ŕ trattato di un servizio molto duro, costellato dalle relative scuole di sci (Arabba), roccia (Falzarego), judo, corso di piegatura paracadute, campi invernali a temperature molto rigide, lanci tattici in montagna sulla neve e manovre di difficoltÓ e pericolositÓ inaccettabile per chi non fosse volontario come loro. Fortunatamente, da questa impegnativa parentesi, il mio papÓ torn˛ sano e salvo (altri compagni non furono altrettanto fortunati, perdendo l'integritÓ fisica e la vita stessa nel corso di lanci notturni a bassa quota e manovre coordinate con le forze AFI o soccombendo di collasso cardiaco per lo sforzo) e potŔ condividere icasticamente i ricordi di queste avventure con la sua futura fidanzata (mia madre) e con il sottoscritto grazie ad una nutrita serie di ottime fotografie che un sottufficiale in servizio permanente effettivo, appassionato di fotografia, si premurava di scattare in ogni situazione e contesto addestrativo, persino durante i lanci dall'aereo!

Il merito per la soddisfacente qualitÓ di queste foto va attribuito equamente all'esperienza del Sergente Maggiore che le realizz˛ ed alla qualitÓ dell'apparecchio che era solito utilizzare, tenendolo sempre al collo con la relativa borsa pronto: si trattava infatti di una fiammante Leica M3 con Leitz Summicron 50mm f/2 rigido, un apparecchio che non ha bisogno di presentazioni e che all'epoca, nell'Italia pre-boom economico, era abbastanza difficile incontrare a causa del suo prezzo non certo popolare...

 

Una foto d'epoca di un Fairchild C-119 (l'aeromobile pi¨ usato da mio padre per i suoi lanci militari col paracadute) assieme ad una Leica M3 terza serie un colpo costruita nel 1959 ed equipaggiata con Summicron rigido 50mm f/2: un'accoppiata identica a quella utilizzata nello stesso periodo per le foto ricordo fra i paracadutisti alpini della brigata "Cadore"

Ricordiamo, sebbene sia a malapena necessario, che la Leica M3 Ŕ stata una fotocamera storica, il primo apparecchio Leitz a telemetro equipaggiato con attacco a baionetta, cornicette mobili per la delimitazione dell'inquadratura ad inserimento automatico, caricamento facilitato con dorso ribaltabile e leva di avanzamento rapido, il tutto in un corpo macchina dal design rinnovato che divenne un "instant classic" ed in sinergia col nuovo obiettivo Summicron 50mm dalle prestazioni molto elevate; la M3 fu sicuramente un apparecchio di successo, prodotto dal 1964 al 1968 in 3 varianti (con ulteriori piccole differenze) sia a Wetzlar che a Midland, con finitura cromata e nera, per un totale di oltre 223.500 pezzi, numeri davvero significativi per un prodotto di altissima gamma e molto costoso come questo; Ŕ bene puntualizzare che fino alla matricola 915.250 del 1958 (corrispondente al terzo tipo, con scala internazionale dei tempi e levetta per la selezione manuale delle cornicette), la Leica M3 richiedeva due azionamenti completi della leva di carica per avanzare la pellicola e riarmare l'otturatore (Leica M3 "due colpi")... Fortunatamente per lui, la Leica utilizzata dal Sergente Maggiore paracadutista alpino che militava con mio padre era stata prodotta subito dopo, richiedendo quindi un riarmo molto pi¨ rapido grazie alle funzioni unificate in un singolo avanzamento di leva (Leica M3 "un colpo"), il che sicuramente lo avvantaggiava nelle situazioni concitate.

 

Una Leica M3 "un colpo" del 1959, completa di Summicron 50mm f/2 e Leicameter (quest'ultimo non utilizzato dal sottufficiale in questione) assieme a due foto ricordo del servizio militare di papÓ, eseguite con lo stesso apparecchio: un vetusto Savoia Marchetti SM82, utilizzato da mio padre e dai suoi commilitoni - a loro rischio e pericolo! - per lanciarsi durante alcuni dei suoi ultimi voli attivi prima di essere tolto dal servizio, ed un'istantanea che ritrae papÓ pronto per salire a bordo prima di un lancio, completamente bardato con dotazioni, due paracadute ed anche un mitragliatore BAR (appoggiato alla gamba sinistra), vincolato al suo corpo da una lunga fune che consentiva di lasciarlo andare subito prima dell'atterraggio per impattare senza avere il suo peso aggiuntivo addosso.

 

Fra le numerose foto realizzate con la Leica M3 che mio padre ha conservato da allora, particolarmente suggestive risultano quelle di atterraggio durante i lanci tattici sulla neve, vestiti con la tuta "mimetica" bianca, alcune delle quali immortalano i compagni intenti ad estrarre i commilitoni profondamente infossati nel ghiaccio a causa dell'alta velocitÓ di discesa, aggravata dalla rarefazione dell'aria in quota.

 

Tre bellissime fotografie realizzate in localitÓ Piz Cherz, presso il passo Campolongo (Arabba), il 24 Febbraio 1960 utilizzando la citata Leica M3 con Summicron 50mm f/2; il paracadute CMP55 delle illustrazioni garantiva una velocitÓ terminale di circa 9 m/sec al livello del mare, qui ulteriormente incrementata dalla scarsa resistenza dell'aria dovuta alla quota (prossima ai 2.000 metri)... La coltre ghiacciata consentiva di attutire l'impatto ma spesso, se lo spessore era consistente, il paracadutista alpino vi affondava con decisione.

 

La Leica M3 si Ŕ sempre distinta non solo per la precisione del risultati ma anche per l'affidabilitÓ complessiva, dovuta sia alla specifica progettazione dei componenti sia all'alta qualitÓ dei materiali impiegati, ed infatti la protagonista di queste note non faceva una piega nemmeno in condizioni ambientali molto critiche come quelle incontrate nell'istantanea seguente...

Mio padre (qui irriconoscibile) ed i suoi compagni avanzano a fatica in quota, sulla neve, salendo la forcella Clautana con temperature molto rigide; si tratta di un'immagine emozionante, quasi epica, immortalata grazie all'affidabilitÓ della M3.

 

Mio padre subito dopo l'atterraggio, con la vela del CMP55 ancora sospesa in aria a creare un piacevole contrasto grafico con il cielo; un altro bellissimo ricordo eternato dalla Leica M3 ed il suo Summicron! (Questa stampa deve aver incontrato qualche problema durante il trattamento di camera oscura e presenta strani aloni come da "pre-esposizione" involontaria della carta vergine).

Estate 2013: Mio padre Gianfranco (con mia moglie Rita), a 53-54 anni di distanza da questi eventi, nuovamente suoi monti presso il passo Falzarego che furono teatro di molte delle avventure immortalate con la fotocamera tedesca protagonista di questa storia.


La Leica M3 Ŕ stata una pietra miliare della fotografia contemporanea, e sarebbero mille gli aneddoti, le circostanze, i momenti topici e le citazioni che, dal 1954 ad oggi, la potrebbero chiamare in causa a buon diritto; per quanto riguarda me, questo magnifico apparecchio mi ha consentito di ammirare il mio papÓ, diversi anni prima che io nascessi, mentre era impegnato in questi affascinanti cimenti giovanili, uno scrigno di ricordi che, viceversa, sarebbero stati perduti per sempre.

Grazie quindi di esistere, Leica M3, una volta di pi¨!

(Marco Cavina)


(Ringrazio il caro amico, nonchŔ attuale Presidente di questo sodalizio, Pierpaolo Ghisetti per la disponibilitÓ della Leica M3 cronologicamente congruente)



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