LO  SCRIPTORIUM  DI  PIERPAOLO  GHISETTI

ARTICOLO  n°  27

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CONTAFLEX  BIOTTICA

 

Pierpaolo Ghisetti

(18/09/2011)

 


 

La società Zeiss Ikon di Dresda negli anni Trenta diversifica enormemente la propria offerta di macchine fotografiche e sistemi, onde coprire le più disparate richieste di mercato. Dopo aver lanciato nel 1932 la fotocamera a telemetro 35mm Contax, decide di sfruttare lo stesso otturatore per le fotocamere folding Super Nettel e la fotocamera a obiettivi intercambiabili Nettax, che doveva rappresentare la Contax dei poveri, ma che in realtà riscuote solo un pallido interesse.

Tuttavia la società mette anche in cantiere un progetto molto innovativo e rivoluzionario, così denso di novità da rappresentare un’autentica pietra miliare dell’apparecchiatura fotografica.

Nasce così la Contaflex biottica, che sfrutta il concetto di apparecchio reflex già lanciato con successo dalla Rollei, ma che presenta tutta una serie di innovazioni epocali.

Spesso si legge che la Exakta e la Sport sono state le prime reflex 35mm: queste macchine sono state le prime reflex monoottica ad utilizzare pellicola 35mm, e sono apparse ambedue nel 1936. Poiché il trend evolutivo delle macchine reflex ha seguito questa strada, le due reflex, tedesca e russa, sono passate alla storia come capostipiti della importante genealogia.

Ma la Contaflex appare nel 1935, è un apparecchio reflex e utilizza pellicola 35mm: pertanto appare chiaro che il titolo di prima reflex 35mm dovrebbe andare alla Contaflex: tuttavia, essendo la sua tipologia non più replicata, la Contaflex rimane un oggetto unico ed irripetibile, a sé stante, senza generare discendenti.

 

 

Il progetto Contaflex è firmato da Heinz Kuppenbender, il padre degli apparecchi Contax, e detentore ufficiale della maggior parte dei brevetti di questi apparecchi. Da notare che nel brevetto americano che pubblichiamo l’esposimetro è incorporato nella parte frontale del mirino Albada, con un disegno del corpo macchina completamente diverso nella parte superiore rispetto alla macchina di serie. Evidentemente si è poi scelto di inserire l’esposimetro nella parte frontale superiore, con la caratteristica antina protettiva, recante il nome Contaflex.

 

 

Il design Contaflex, pur se in apparenza ispirato alla Rollei, è completamente diverso ed originale: la macchina alta 13,5cm, con cappuccio chiuso, arriva a 17,5cm con questo aperto, mentre il corpo si rastrema verso l’alto, per contenere le due manopole principali. Il frontale presenta una piastra cromata, che, con le successive Contax II e III, diverrà nel tempo uno degli elementi iconici della Zeiss Ikon.

 

 

Utilizzando lo stesso otturatore della Contax, la Contaflex , nr catalogo 860/24, viene strutturata parzialmente su questa fotocamera, con un innesto ottiche a baionetta appena modificato e un caricamento pellicola molto simile.
I tempi di otturazione vanno da 1 sec ad 1/1000 di sec, e sono strutturati in 4 gruppi, veloce, normale, lento e posa B. Lo scatto avviene attraverso una levetta posta sul lato destro della macchina.

 

 

Il sistema di mira comprende un obiettivo da 8cm e luminosità f/2,8, (per una messa a fuoco accurata) che riflette l’immagine su un vetro smerigliato di generose dimensioni di 4,5x6cm, protetto da un cappuccio pieghevole. Per migliorare la visione è disponibile, a scatto, una lentina di ingrandimento. La messa a fuoco, a lati invertiti, avviene direttamente sul vetro smerigliato ruotando l’apposito bottone che, attraverso un blocco meccanico, rende solidali l’ottica da visione con quella da ripresa. Il mirino possiede le cornicette da 8,5 e 13,5cm, con compensazione della parallasse. Ma c’è di più: per le riprese d’azione e sportive, con visione corretta del soggetto, è disponibile un mirino a riflessione tipo Albada, con cornicette. Infatti, contrariamente alla Rollei, la Contaflex possiede anche le ottiche intercambiabili.

Le ottiche disponibili, qui segnate con i prezzi italiani dell’epoca,  tutte derivate dal sistema Contax, sono:

-         Sonnar 5cm f/1,5, lire 2930;

-         Sonnar 5cm f/2, lire 1600;

-         Tessar 5cm f/2,8, lire 2250;

-         Triotar 8,5cm f/4, lire 1470;

-         Sonnar 8,5cm f//2, lire 3200;

-         Sonnar 13,5cm f/4, lire 1860.

Come si vede i due Sonnar 5cm f/1,5 e 8,5 f/2 sono le ottiche più care, ed anche tra quelle più rare da trovare attualmente. Molto raro il Tessar, evidentemente snobbato dai fotografi che potevano permettersi questo stupendo arsenale ottico. Forse l’obiettivo relativamente più comune è l’economico Triotar, il più abbordabile in assoluto.

 

 

E’ stato anche prodotto, in quantità irrisorie, il Biogon 3,5cm f/2,8, (lire 2250 con mirino ottico dedicato): la rarità dell’obiettivo in questione fa supporre una produzione di qualche decina di esemplari, al massimo. In alcuni depliants compare anche l’Orthometar 3,5cm f/4,5, in realtà mai apparso in montatura Contaflex.

 

 

Le ottiche, come detto, sono derivate dal sistema Contax: gli unici obiettivi che appaiono nel FabrikationBuch della CZJ specificatamente prodotti già in fabbrica con innesto Contaflex sono i Sonnar 5cm f/2 in 4500 esemplari, ovvero l’ottica di base fornita come normale. Tutte le altre ottiche venivano progressivamente modificate e adattate in base alle richieste, per cui i dati di produzione non sono disponibili.

 

 

Poiché invece i Sucher Objektiv, ovvero le ottiche per visione, sono stati catalogati a parte in 4.000 unità, si può dedurre da questo dato e da quello dei Sonnar f/2 che la produzione degli apparecchi Contaflex si attesta tra i 4000 e i 4500 esemplari.

 

 

L’innesto Contaflex, pur derivato da quello Contax, se ne distacca in quanto presenta un anello ruotante di blocco sul corpo macchina, provvisto di due alette sporgenti: per sbloccare l’ottica occorre premere un pulsantino posto sotto l’ottica e ruotare in senso antiorario le suddette alette.

La Contaflex possedeva anche l’esposimetro, prima fotocamera 35mm a presentare anche questa caratteristica. L’esposimetro al selenio, posto sul frontale, viene protetto quando non in uso (in quanto il selenio tende a consumarsi con l’esposizione alla luce) da un antina mobile incernierata (come sarà l’anno successivo per la Contax III ), e presenta la scritta Contaflex, mentre l’ago del galvanometro è posto sul lato sinistro del tettuccio. Facendo scorrere due cursori si determinano le coppie tempo/diaframma, che devono poi essere riportate sui rispettivi selettori. La scala dell’esposimetro è espressa in DIN in alcuni esemplari o in gradi Schneider in altri.

 

 

Complessivamente la Contaflex pesa, con ottica Sonnar f/2, 1330g, contro i 550g della Contax, e, come questa, presenta il grosso dorso sfilabile, liberabile dopo aver girato le chiavette di blocco.

Pochissimi gli accessori:

-          tappo doppio frontale,

-          borsa in pelle, con inserti in metallo e vite di blocco macchina sul fondo;

-          paraluce per ottiche da 5cm, innestabile tramite alette

 



Un accessorio di estrema rarità, prodotto in quantità minime, è rappresentato dallo speciale dorso con chassis per esposizioni singole.

 

L’impeccabile costruzione, l’unicità delle soluzioni tecniche, il mix di novità esclusive porta la Contaflex ad essere la regina del mercato e il sogno irraggiungibile dei fotografi degli anni Trenta.

Questi i prezzi sul catalogo italiano:

 Nettax, con Tessar f/2,8 – lire 2500

 Contax II, con Sonnar f/2 – 3940 lire

 Contax III , con esposimetro e Sonnar f/2 – 4840 lire

 Contaflex con Sonnar f/2 – 5420 lire

 che diventano 6750 lire col Sonnar f/1,5

 

 

Se si considera che la Contax II con il Tessar f/3,5 di base costava 3080 lire, il prezzo della Contaflex col prestigioso Sonnar è semplicemente più del doppio.

Naturalmente la visione reflex, l’esposimetro, il doppio mirino, le ottiche intercambiabili e, non ultimo, il particolare otturatore, rappresentano tutti elementi che non si erano mai visti (né si vedranno mai più!) su un apparecchio 35mm e che venivano fatti pagare profumatamente.

 

 

La Contaflex rimane ufficialmente in produzione sino al 1939-40, per poi non essere mai più replicata: pezzo unico di un progetto innovativo ed ineguagliabile, così ricco di innovazioni da creare una categoria a parte tra gli apparecchi fotografici.

 



(testi e foto di Pierpaolo Ghisetti)

 


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