LO  SCRIPTORIUM  DI  PIERPAOLO  GHISETTI

ARTICOLO  n°  43

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CONTAX  II -  IIa

 

Pierpaolo Ghisetti

(17/03/2015)

La fotocamera Contax nasce nel 1932, come prima macchina col formato 35mm della Zeiss Ikon di Dresda: la forma a parallelepipedo nero la identifica come frutto dello stile Bauhaus e come totale negazione dello stilema Leica. Tuttavia nel 1936 questa forma è stravolta da un nuovo rivoluzionario design, che farà epoca e diventerà un’icona per almeno cinquantacinque anni.

La nuova macchina, denominata Contax II, possiede queste caratteristiche:

-         Corpo cromato con frontale a sbalzo che mostra l’esclusiva baionetta porta ottica;

-         Gruppo ghiere che contengono pulsante di scatto, ghiera unica per selezione dei tempi, che arrivano sino a 1/1250 di sec, con in più ghiera avanzamento pellicola e carica otturatore, vero exploit tecnico per l’epoca;

-         Dorso staccabile per facilitare il caricamento pellicola,

-         Messa a fuoco tramite rotellina anteriore;

-         Ampia base telemetrica che permette l’accoppiamento di ottiche sino a 18cm (ovvero 180mm);

-         Otturatore a saracinesca a scorrimento verticale;

-         Autoscatto frontale e contafotogrammi manuale sul carter superiore:

-         Mirino e telemetro accoppiato;

-         Peso di 650g solo corpo;

-         Amplissima gamma di obiettivi da 2,8cm sino a 50cm e accessori per tutte le possibilità fotografiche, anche le più specialistiche.

-         Da notare che la primissima serie costruttiva (molto rara) possiede il bottone di avanzamento a linee verticali e il tempo di otturazione di 1/200 di sec; dalla seconda serie in poi il bottone di avanzamento possiede una finitura a diamante e il tempo di otturazione classico di 1/250 di sec.

Anche se la Contax è frutto di un lavoro di equipe, la maggior parte dei brevetti è a nome di Heinz Kuppenbender, capo del progetto.

Accanto alla Contax II viene presentata anche il modello denominata Contax III, dotato di esposimetro al selenio, prima macchina 35mm monoottica a ottiche intercambiabili dotata di questa caratteristica.

Come nel caso del primo modello, appare evidente lo sforzo progettuale di emanciparsi dallo stilema Leica, proponendo non solo soluzioni diverse ma innovazioni concrete allora mai apparse su una fotocamera e che hanno cambiato la storia della tecnologia fotografica.

La Contax II segna diversi primati, cui la concorrente Leica arriverà solo negli anni Cinquanta, e sia per questo motivo che per lo stupefacente parco ottico, con obiettivi luminosissimi per l’epoca, rappresenta un primato ineguagliabile per la Zeiss Ikon.

La produzione, sino al 1945, si attesta a 59.500 esemplari per la Contax II e di 38.000 pezzi per la Contax III, per un totale di 97.500 esemplari.

Anche se il suo otturatore viene spesso tacciato di fragilità, in realtà questa problematica viene evidenziata spesso dopo diversi anni d’uso, tanto che la Contax accompagna gli scalatori tedeschi durante la prima ascensione della parete Nord dell’Eiger nel 1938, la scalata più difficile e pericolosa dell’epoca, ed è scelta da molti fotografi professionisti come Bob Capa ed Eugene Smith.

Il 13 febbraio 1945 lo stabilimento della Zeiss Ikon viene distrutto dal grande bombardamento alleato che provoca una tempesta di fuoco che causa almeno 40.000 morti nella città di Dresda: la susseguente occupazione sovietica produce epocali cambiamenti alla Zeiss, con lo smantellamento delle officine e il programma di trasferimento dei macchinari a Kiev.

Poiché lo SMAD, l’ente amministrativo sovietico della Germania occupata, desidera il proseguo della produzione a tutti i costi, in attesa che il trasferimento, ostacolato da mille difficoltà, sia completato, la Zeiss decide di recuperare le rimanenze non assemblate della Contax e mette in produzione verso la fine del 1945, nella fabbrica di Saafeld presso Jena, una piccola linea produttiva, mettendo insieme pezzi di rimanenze, apparecchiature varie, e maestranze disparate. In queste condizioni precarie vengono terminate circa 800 Contax II e pochissime Contax III.

Queste macchine, che costituiscono il punto di partenza delle future Kiev, i cui primi modelli verranno assemblate proprio a Jena, a causa dei continui rinvii della produzione in Ucraina, possiedono le seguenti caratteristiche:

-         Marchio CZJ sulla staffa porta accessori;

-         Dorso in ottone e non in alluminio;

-         Identici particolari tecnici della Contax II;

-         Finitura cromata opaca e non lucida;

-         Bottone di sgancio pellicola di foggia diversa;

-         L’incisione del nome Contax non è costante ma possiede alcune piccole varianti nella forma delle lettere.

Inoltre della Contax Jena vengono finiti alcuni prototipi in color avorio e rivestiti in pelle di marocchino (prelevato da alcune macchine prebelliche) per cercare di differenziare la nuova linea produttiva da quella precedente. Anche le ottiche dedicate, Sonnar 50/2, sono riverniciate in color avorio.  Nel 1947 viene sospesa la produzione a Jena, sia per la cessazione delle rimanenze, sia soprattutto per la perdita definitiva dei macchinari e delle maestranze, trasferite in Ucraina, ponendo fine a questa breve esperienza. Se la Contax Jena è da considerarsi una macchina rara e molto ambita dal punto di vista collezionistico, la Contax Avorio è rarissima, ed è stata anche copiata da abili falsari.

    Nel 1948 la Zeiss Ikon  risorge a Stoccarda e viene immediatamente  messa in cantiere la riprogettazione della Contax, che col nome di IIa è presentata nel 1950: anche se discendente dalla II, si tratta di una  macchina quasi totalmente nuova, con questi elementi distintivi:

-         Frontale ridisegnato, senza lo sbalzo;

-         Marchio Zeiss Ikon Stuttgart sulla staffa;

-         Corpo più basso di un centimetro rispetto al modello II;

-         Nuovo otturatore a saracinesca più compatto, più scorrevole e affidabile del precedente

-         Base telemetrica ridotta per ottiche sino al 135mm;

-         Gruppo scatto, avanzamento selezione tempi, in un unico blocco, ma con selettore tempi diverso e sollevabile; inoltre il blocco contiene anche il contafotogrammi manuale.

-         Rotellina frontale di messa a fuoco.

 

Molti dei brevetti sono a nome di Kuppenbender, che, dopo la divisione della Zeiss Ikon, è diventato il capo del gruppo di Stoccarda.

Anche dalla IIa verrà fatto il modello dotato di esposimetro denominato IIIa. Il parco obiettivi comprende tredici focali da 21 a 500mm, mentre il parco accessori viene totalmente ridisegnato, con pezzi per tutte le necessità fotografiche, e con l’introduzione di alcuni mirini eccezionali per qualità e innovazione.

Ambedue queste macchine, con la sola aggiunta della sincronizzazione, (da cui la differenza tra macchine con numeri neri e macchine successive con numeri rossi, dotate di sincronizzazione) saranno prodotte sino al 1958, e vendute sino al 1960. Tra il 1950, data della presentazione e il 1954, data dell’introduzione della Leica M3, la Contax IIa rappresenta sicuramente la massima espressione della tecnologia fotografica tedesca, e come tale viene presentata: il termine Ausgereisste, che compare nelle pubblicità significa appunto il Massimo.

La Contax IIa verrà prodotta in 66.000 pezzi mentre la IIIa, grazie anche all’introduzione della pellicola a colori e quindi ad una necessaria maggior precisione nell’esposizione, in 69.000 esemplari. Pertanto le versioni delle due Contax dopoguerra arrivano a ben 135.000 pezzi prodotti, superando abbondantemente i 98.300 pezzi (considerando anche la Contax Jena) del periodo anteguerra. Dopo il 1954 questo successo è dovuto, più che alla qualità delle macchine, valide sino alla metà degli anni Cinquanta ma poi superate dalla Leica M3, e minacciate, specie in USA, dal successo della Nikon S2, dotata anch’essa come la M3 di leva di carica-avanzamento pellicola, all’importante parco obiettivi e soprattutto all’introduzione, appunto nel 1954, del formidabile Biogon 21/4,5, una vera rivoluzione nel campo dell’ottica fotografica, tanto che molti fotografi professionisti acquistano la Contax proprio per utilizzare quest’ottica, mentre altri, che hanno scelto Leica, montano il Biogon sulle macchine di Wetzlar con l’anello Orion.

Agli inizi degli anni Cinquanta viene studiata una Contax IV, dotata di un nuovo otturatore, di un mirino con tre cornicette, leva di carica più un esposimetro al selenio incorporato, del tipo applicato alla fotocamera compatta Contessa. Tuttavia al gruppo dirigente della Zeiss Ikon e a Kuppenbender in particolare, appare ormai evidente che l’epoca delle macchine a telemetro è al tramonto e che occorre razionalizzare la produzione puntando sulle fotocamere reflex. I prototipi, denominati VK 21 e VK27 (Versuch Kamera, l’incisione si trova sulla staffa), si differenziano dalla grandezza della cellula esposimetrica. Purtroppo questi prototipi non compaiono al Museo Zeiss di Oberkochen e se ne conoscono solo le immagini.

In realtà esiste un altro prototipo sconosciuto della Contax IV, risalente a metà degli anni Trenta e concepito dalla Zeiss Ikon Dresden: ne presentiamo qui un disegno ideale di Milos Mladek, in quanto di questo prototipo sono sopravissuti solo alcuni pezzi mai assemblati interamente, almeno ufficialmente. Una delle particolarità, oltre al mirino multifocale, è l’esposimetro integrato nel corpo macchina e non aggiunto superiormente come nella Contax III, ovvero dietro lo sportellino col nome Contax. In più si nota che il cuneo telemetrico è applicato all’ottica, come nelle Nettax. Da notare che dai pezzi rimasti appare evidente che l’otturatore a saracinesca era stato riprogettato, rendendolo più compatto.

La Zeiss propose allo SMAD di realizzare la Contax IV, sperando in questo modo di mantenere la produzione in Germania, ma il progetto fu giudicato dai sovietici troppo complesso e costoso per le limitate risorse postbelliche della Zeiss Ikon, per cui fu deciso di continuare la produzione delle note Contax II e III, prima a Jena (le citate Contax Jena) e poi in Ucraina.

Tutto questo fa pensare che il nuovo otturatore applicato sulla Contax IIa di Stoccarda provenisse in realtà dai progetti incompleti concepiti a Dresda già prima del 1945.

Con l’apparire della reflex Contarex e del suo imponente sistema fotografico, la Zeiss Ikon mette pertanto in pensione le macchine a telemetro e il nome Contax, che, riapparirà, come un’Araba fenice, nel 1974, con la Contax RTS, iniziatrice di un nuovo sistema fotografico di grande successo che durerà sino all’alba del nuovo millennio.

La Contax a telemetro, madre di uno dei più grandi sistemi fotografici della storia, trasmigrata in URSS come Kiev, e come tale rimasta in produzione sino al 1990, prototipo di riferimento ripreso dalla Nippon Kogaku per iniziare la saga Nikon, rimarrà per sempre uno dei capisaldi della fotografia.

 Icona immortale: mix di design, tecnologia e fascino senza tempo.

 

 

Alcune Contax Jena furono verniciate in nero, con alcune varianti nero/cromo, per testare se mercato era recettivo verso questo tipo di fotocamere. I numeri di serie sono successivi a quelli del 1948/49 della classica Contax Jena, mentre le ottiche sono invece proprio di quel periodo. Ne furono fatte pochissime, probabilmente rimanenze invendute.


(testi e foto delle attrezzature di Pierpaolo Ghisetti)

 


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