ROLLEIFLEX  TLR  vs  HASSELBLAD:

SCHEMI  OTTICI  INEDITI  ED  MTF  ORIGINALI

DELLE  ROLLEI  BIOTTICHE  ANTICHE  E  MODERNE

CONFRONTATI  CON  QUELLI  DI  EQUIVALENTI  OTTICHE

ZEISS  PER  HASSELBLAD:  CHI  VINCE ?




ABSTRACT

Which twin? Rolleiflex or Hasselblad? A long time vexata quaestio among MF german
lenses users... I hope this article will suggest partial answers; I will share the section drawing
and the original MTF figures (mostly undelivered before) of several Zeiss and Schneider
lenses of acient and actual Rollei TLR cameras plus the same stuff related to Zeiss
Hasselblad bulks of similar focal lenght... Obviously MTF's don't talk about important
facets of lenses' spirit, such as bo-keh or 3D rendering, but a first row of deductions can
be spangled on the desk. Enjoy!

22/12/2008

(Avevo già pubblicato una pagina di argomento analogo, ma questa sviluppa la materia
in modo molto più ampio e completo.)

Dal momento che il Natale 2008 è prossimo ho pensato di offrire un piccolo regalo a sorpresa
ai miei amici, ed in particolare ai raffinati cultori del medio formato su ottiche tedesche, molti
dei quali assaporano ancora l'inimitabile suggestione dal gusto retrò garantita da un'inossidabile
Hasselblad o da quella immortale scultura art deco che è Rolleiflex biottica; fin dai tempi storici
in cui i due sistemi se le davano di santa ragione nella prassi quotidiana e nelle infinite dispute da
fotoclub fra amatori, uno dei dilemmi più diffusamente chiamati in causa riguardava l'eventuale
leadership dell'uno o dell'altro sistema nella qualità ottica di riproduzione: infatti, sia la Viktor
Hasselblad AB che la Franke und Heidecke si avvalevano di ottiche prodotte dalla Zeiss di
Oberkochen, obiettivi la cui reputazione di eccellenza, oggi come allora, non ammetteva discussioni,
e se inizialmente la questione si limitava ai "vetri" di focale normale, con l'avvento della Rolleiflex
weitiwinkel e della Rolleiflex tele (dotate di grandangolare da 55mm e tele da 135mm) il fuoco
della diatriba fu ulteriormente attizzato, con ovvie ed estreme posizioni di campanile... A distanza
di molti anni l'esito del "match" è tuttora incerto, e a complicare la questione c'è anche la grande
ridondanza di obiettivi normali che hanno corredato le biottiche di Herr Heidecke, antiche e moderne:
tralasciando i poco pretenziosi Triotar di antica memoria, abbiamo comunque il Tessar, principalmente
il diffuso 75mm f/3,5, ma anche due Planar 75mm f/3,5 (a 5 e a 6 lenti) ed un Planar 80mm f/2,8,
sia in versione originale Zeiss sia in quella HFT made by Rollei che equipaggia la moderna 2,8 FX:
un bailamme di obiettivi che ha alimentato un continuo vociare rimasto senza punti d'intesa definitivi.

Alla stessa stregua, le due celebri e ricercate TLR weitwinkel e tele hanno visto la nascita in tempi
recenti delle epigoni 4,0 FW e 4,0 FT con ottiche Schneider Kreuznach, alimentando una genuina
curiosità sul potenziale delle nuove ottiche Super-Angulon HFT 50mm f/4 e Tele-Xenar 135mm f/4
rispetto agli storici originali Zeiss... Tutte queste relazioni incrociate devono a loro volta fare i conti
col metro di paragone Hasselblad ed i relativi Zeiss Distagon 50mm f/4 (prima versione o FLE ad
elementi flottanti) e Planar nella duplice opzione 80mm f/2,8 e 100mm f/3,5, senza dimenticare lo
stagionato ma sempreverde Sonnar 150mm f/4...

 

Rollei ed Hasselblad, ovvero l'eccellenza nel 6x6cm con ottiche tedesche: in alto due modelli
storici di TLR (la weitiwinkel e la 3,5F Planar) assieme a due riedizioni attuali, la 4,0 FW e
la 2,8 FX; in basso alcuni normali Zeiss Hasseblad che hanno conteso a quelli Rollei il trono
della categoria: un Planar 80/2,8 serie F, un raro Planar 100mm f/3,5 NASA a fuoco fisso
ed un insolito Planar 80mm f/2,8 cromato T*; notare nell'obiettivo NASA, nato per riprese
all'infinito da grande distanza, l'assenza di messa a fuoco e l'indicazione di profondità di campo
solo verso la coniugata posteriore.

(pictures - Rolleiflex: Franke & Heidecke, Marco Cavina; Hasselblad: il Contatto - Torino,
Westlicht Photographica Auction, Marco Cavina)

 

Proprio il lancio delle recenti e purtroppo costosissime Rollei biottica 4,0 FW, 2,8 FX e 4,0 FT
ha nuovamente acceso l'attenzione su questi apparecchi e rinnovato il dibattito sulla qualità degli
obiettivi TLR relativamente ai "cugini" Hasselblad...


Le tre biottiche moderne, ovvero un'operazione commerciale con i controfiocchi;
i tre modelli replicano funzionalmente la tripletta storica weitwinkel - 2,8F - tele
e sono equipaggiate rispettivamente con uno Schneider Super-Angulon 50mm f/4,
uno Zeiss made by Rollei Planar 80mm f/2,8 ed uno Schneider Tele-Xenar 135mm f/4;
analizziamo gli schemi ottici di questi apparecchi moderni mettendoli a confronto con
quelli delle versioni originali.

(pictures: Franke & Heidecke)

 

Basta una rapida occhiata a questi schemi inediti per capire che alla Rollei l'operazione nostalgia
non si è limitata alla replica quasi speculare delle caratteristiche di targa, ovvero lunghezza
focale e luminosità: l'obiettivo normale è assolutamente identico al Planar originale montato
sulla Rolleiflex 2,8 storica: si tratta infatti di uno dei pochi obiettivi Zeiss sui quali la Rollei
vanti tuttora i diritti di usufrutto del progetto e montaggio in proprio, pertanto è stato riproposto
in versione "made by Rollei" senza variazioni dello schema ottico ma con l'implemento
rappresentato dal moderno antiriflessi HFT, che peraltro ha vita facile con appena 8
passaggi ad aria; nella replica dei modelli grandangolo e tele la questione era più complessa,
dal momento che la Rollei non ha mai beneficiato della concessione di licenza sul Distagon
55mm f/4 e sul Sonnar 135mm f/4, e del resto la Franke und Heidecke non ha più da tempo
accordi di fornitura diretta di obiettivi da Oberkochen nè la Zeiss potrebbe attualmente produrre
ottiche uscite di produzione da vari decenni... Rollei si è dunque rivolta a Schneider, il partner
"di scorta" ma non per questo meno qualificato.. Purtroppo, a mio avviso, si è persa un'occasione
irripetibile per incrementare drasticamente la resa ottica degli obiettivi grandangolo e tele perchè,
in un anelito di romanticismo, alla Franke und Heidecke hanno imposto al costruttore di Bad
Kreuznach di "fotocopiare" quasi integralmente gli schemi ottici storici, apportando solo le
minime modifiche necessarie per aumentare leggermente l'angolo di campo sul grandangolo
(che passa da 55 a 50mm) e adattare i progetti ai moderni vetri ecologici... Questo ha
senz'altro scaldato il cuore dei puristi, che ritrovavano quasi intatta la "personalità" delle
versioni originali, ma ha precluso l'adozione di progetti attuali e forse più performanti.

Si tratta quindi di un'intricata rete di relazioni reciproche, molto difficile da sbrogliare; passiamo
dunque in rassegna  tutti gli schemi ottici Rollei, gli equivalenti Hasselblad ed i relativi MTF
originali, alcuni dei quali finora sconosciuti; tutte le sezioni sono state disegnate da me personalmente,
alcuni dei quali partendo dai parametri del progetto originale e sono orgoglioso di affermare
che è la prima volta che tutto questo materiale viene raccolto e condiviso in un'unica soluzione.

 

due "normali" per Rolleiflex biottica, il Planar 75mm f/3,5 primo tipo (5 lenti)
ed il Planar 80mm f/2,8; questi schemi, tratti da brochure Zeiss dell'epoca,
illustrano gli obiettivi in montatura intercambiabile con otturatore, versioni
oggi davvero insolite.

(picture: Zeiss AG)

 

i due "normali" che Hasselblad poteva contrapporre alla scelta Rolleiflex:
il mitico Planar 80mm f/2,8 ed il più specialistico Planar 100mm f/3,5,
caratterizzato da una correzione fotogrammetrica e da una risolvenza
superiore ai diaframmi più aperti.

 

Lo schema del Distagon 55mm f/4 adottato sulla Rolleiflex weitiwinkel, progettato da
Glatzel; per la prima volta posso indicare anche le varietà di vetro ottico impiegate;
Erhard Glatzel è passato alla storia come il padre di quasi tutti gli obiettivi Zeiss progettati
da fine anni '50 ad inizio anni '70, ma in realtà era specializzato soprattutto in grandangolari
retrofocus come questo (è stato il padre dei Distagon), mentre i normali tipo Tessar o Gauss
vennero quasi tutti calcolati dall'accoppiata Johannes Berger - Guenther Lange.


I parametri basilari del progetto Distagon 55mm f/4: partendo da questi,
e con la necessaria maestria, si potrebbe addirittura "replicarlo"...

 

L'edizione moderna Rolleiflex 4,0 FW adotta un Super-Angulon spinto a 50mm,
ma come già anticipato appare evidente che alla Schneider fu richiesto di replicare
in modo il più possibile conforme il Distagon 55mm originale, senza tanti "voli
pindarici" fra schemi più moderni...

 

La prima "risposta" Zeiss per Hasselblad fu il Distagon 50mm f/4, progettato da
Glatzel ad inizio anni '50 e basato su una "formula" simile a quella del Distagon
25mm f/2,8 Contarex (poi Contax); è stato un obiettivo molto diffuso e venne prodotto
fino alla fine degli anni '80, in montatura C (cromata e nera) e CF; fu uno degli
obiettivi preferiti da Viktor Hasselblad in persona, e diverse istantanee lo ritraggono
in momenti della sua vita mentre brandisce uno dei suoi apparecchi equipaggiato
con un Distagon 50mm f/4 cromato.

 

A fine anni '80 la Zeiss rinnovò il Distagon creando un vero gioiello: la
versione 50mm f/4 FLE si avvale di elementi flottanti (a controllo manuale)
e fornisce una resa ottica eccellente, anche alle massime aperture.

 

Passando ai normali, il modello base per le Rollei di un certo rango fu il
Tessar 75mm f/3,5, molto diffuso fra gli utenti (i modelli meno luminosi, così
come la versione 80mm f/2,8, sono rari e non significativi a fini statistici
per la pratica fotografica quotidiana)

 

Ad inizio anni '50 Johannes Beger e Guenther Lange diedero vita ad un vero
tour de force imperniato sullo sviluppo del doppio Gauss tipo Planar, ed in
pochi anni progettarono molte versioni di quest'obiettivo; il primo Planar ad
equipaggiare le Rolleiflex fu un 75mm f/3,5 che si basava su un tipo Xenotar
invertito e utilizzava soltanto 5 lenti; grazie alla disponibilità del progetto
originale posso allegare anche le varietà di vetro utilizzate per costruirlo.

 

Ecco lo schema base ricavato dal progetto di Berger e Lange.

 

Il Planar 75mm f/3,5 fu successivamente evoluto trasformando
il menisco posto davanti al diaframma in un doppietto collato,
tornando così alla configurazione Planar classica, a 6 lenti in
4 gruppi; questa versione è dichiaratamente superiore alla
precedente, ma non è mai stato chiarito in che termini...

 

Restando nell'ambito di una luminosità massima pari ad f/3,5,
l'unica "risposta" Zeiss Hasselblad arrivò alla Photokina del
1968, quando fu presentato il Planar 100mm f/3,5, un obiettivo
progettato per esigenze fotogrammetriche su esplicita richiesta
dell'Hasselblad; curiosamente, l'obiettivo ricalca l'architettura
del Planar 75mm f/3,5 Rollei primo tipo, ma è senz'altro avvantaggiato
da una focale un terzo più lunga (non va infatti dimenticato che i
"normali" f/3,5 Rollei coprono circa 55°, cioè sono già dei grandangolari
con focale inferiore alla diagonale!); quest'obiettivo, grazie alla luminosità
ridotta e alla focale leggermente aumentata (riducendo i problemi di
spazio retrofocale rispetto al movimento dello specchio) vanta una
risolvenza superiore a quella del Planar 80mm f/2,8 standard, e ad f/5,6
garantisce almeno 160 l/mm su tutto il campo, valori che diminuiscono
poco anche a tutta apertura, il che lo rende idoneo alla ripresa aerea
con tempi molto rapidi per abbattere il rischio di mosso involontario.

 

Passando alla luminosità f/2,8, dopo le deludenti esperienze con Tessar e Biometar Zeiss Jena,
il normale per eccellenza della Rolleiflex biottica fu il Planar 80mm f/2,8, un modello sostanzialmente
diverso da quello progettato da Berger per Hasselblad di lì a qualche anno: la versione di Lange è
nata per un ingombro retrofocale inferiore e sfrutta uno schema molto semplice, analogo allo
Schneider Xenotar; contrariamente allo Xenotar, questo Planar adotta un doppietto collato
anteriore mentre il secondo elemento collettivo è singolo: semplificando rozzamente, questo
schema è più vicino al tipo Topogon di Richter che al classico Gauss, e se consideriamo i
vetri adottati nelle due coppie di lenti più interne troviamo gli stessi parametri del Topogon:
due vetri altamente rifrattivi e dispersivi all'interno e due poco dispersivi all'esterno; in questo
caso l'evoluzione è rappresentata dal menisco anteriore trasformato in doppietto ipercromatico,
cioè costituito da due vetri con indice di rifrazione nD praticamente identico ma dispersione vD
molto diversa (il vetro anteriore ha una dispersione vD=35,6 molto superiore a quella del vetro
posteriore, caratterizzato da un numero di Abbe pari a 60,3); come già spiegato il altre occasioni,
questo doppietto ipercromatico permette di intervenire sulla correzione fine dell'aberrazione
cromatica senza modificare il valore diottrico dell'elemento, evitando così di interferire su altre
aberrazioni già corrette: un progetto semplice, pulito e direi molto efficace.

 

Lo schema originale tratto dal progetto di Guenther Lange.

 

L'eterna risposta Hasselblad ha le sembianze del Planar 80mm f/2,8, lanciato
ai tempi della rivoluzionaria serie C ad otturatore centrale (1957) e rimasto
in produzione fino ai giorni nostri, ed è tuttora impiegato anche da Sinar sui
dorsi digitali: una longevità invidiabile che si basa sulla concretezza delle sue
prestazioni; il Planar Hasselblad deve fare i conti con uno spazio retrofocale
superiore a quello Rollei, quindi la sua progettazione ha richiesto un Gauss
più complesso, a 7 lenti, con un insolito membro anteriore costituito da due
menischi singoli ed un doppietto; il progetto fa abbondante uso di moderni
vetri Flint e Krown al Lantanio, e la sua planarità anastigmatica fa onore al
suo nome.

 

Il modello originale del Planar 80mm tratto dal progetto di Berger.

 

Passando alle Rolleiflex "tele", il modello originale si avvaleva di un classico
schema Sonnar teleobiettivo, ideato da Eismann, Konschack e Lange alla fine
degli anni '50 implementando lo schema del Sonnar 135mm f/4 per il piccolo
formato con la trasformazione dell'elemento singolo anteriore in un doppietto,
uno schema molto valido che fu ripreso quasi integralmente da Leitz per il
suo Tele-Elmar 135mm f/4; l'ispirazione a questo schema fu evidente, al
punto che lo stesso nocciolo ottico del tele-Elmar 135mm f/4, smontato
dal suo cannotto di messa a fuoco, copre formati decisamente superiori al
24x36mm (personalmente ho stampato negativi Hasselblad tagliati a 6x4,5cm
sfruttando quest'obiettivo come ottica da ingrandimento, grazie alla filettatura
da 39mm della sua montatura svitabile!)

 

La versione attuale per Rolleiflex 4,0 FT conferma il diktat imposto da Braunschweig alla
Schneider: anche il Tele-Xenar 135mm f/4 è una copia quasi conforme del Sonnar originale.

 

L'alternativa di Goeteborg è uno dei classici cavalli di battaglia Hasselblad,
il Sonnar 150mm f/4, un obiettivo amato dai fan e sulla breccia da 50 anni!

 

Dopo questa carrellata con gli schemi ottici passiamo all'analisi degli MTF originali:
quelli più antichi vennero tracciati letteralmente a mano su carta millimetrata (i computer
erano in grado di fornire i parametri delle letture ma non di plottarli in grafica!) e provengono
da un raccoglitore che ha subito l'onta del tempo e dell'umidità (sospetto addirittura un
allagamento...), quindi appaiono malconci ma sono comunque di grande interesse storico
e tecnico; sono in caccia da molti anni di questo "raccoglitore delle meraviglie" che conserva
MTF originali di vecchie ottiche Zeiss per Contarex, Rollei, Linhof ed altre, ma finora mi
sono dovuto accontentare di scampoli centellinati...

 

Il Distagon 55mm f/4 originale, come altri retrofocus coevi, è caratterizzato da un vistoso
flesso ad 1/3 del campo con successivo recupero a 2/3 della diagonale e crollo definitivo ai bordi
estremi del formato; il Distagon Hasselblad 50mm f/4 della sua epoca presenta un rientro a 2/3 di
campo meno pronunciato, ma regge molto meglio nella zona a circa 20mm dall'asse ed anche ai
bordi, dove eguaglia il successivo ed eccellente Distagon FLE; il modello Rollei dispone dunque
di due "picchi" spettacolari sull'asse e a 2/3 di campo ma presenta una brusca perdita di risolvenza
e microcontrasto a metà campo ed ai bordi, caratteristica che può pagare con certi soggetti o
penalizzare con altri, a seconda della composizione e della distribuzione dei dettagli, mentre il
Distagon Hasselblad, pur senza fare sfracelli, è onesto e sincero fino ai bordi, rivelando il differente
approccio adottato da Glatzel con la ricerca dell'armoniosa interazione delle varie aberrazioni
residue, senza cercare correzioni estreme su certi parametri penalizzandone volontariamente altri.
C'è da dire che la struttura meccanica della biottica, pur in assenza di specchio reflex sulla direttrice
di ripresa, penalizza la progettazione ottica pura dei grandangolari e dei teleobiettivi, dal momento
che nel primo caso non si può sfruttare l'assenza di specchio per un progetto simmetrico (l'ottica
entrerebbe troppo nella montatura, e la struttura meccanica avanzata dell'obiettivo reflex da visione
vignetterebbe), e nel secondo caso occorre prestare molta attenzione in senso opposto, altrimenti
l'obiettivo sporgerebbe oltre il castelletto anteriore; fra l'altro, la ridotta escursione della piastra
porta-ottiche è responsabile con il tele di una messa a fuoco minima inaccettabile... Nel caso del
Distagon 55mm f/4, si paga lo scotto del periodo adolescenziale dei retrofocus, mentre avremmo
potuto contare su un maggiore correzione se fosse stato possibile adottare uno schema tipo Topogon
o Biogon...   Passando al Super-Angulon 50mm f/4, riedizione moderna del vecchio DIstagon 55mm,
gli alleli del DNA sono confermati dalla filosofia di resa: le curve, pur denunciando un flesso decisamente
inferiore a 20mm fuori asse, seguono un andamento simile, confermato dal crollo brutale negli ultimi
8mm di diagonale verso gli angoli; la resa è comunque molto buona per il formato di destinazione ma
risente del vincolo progettuale all'origine; l'ottica Hasselblad cronologicamente idonea al confronto è
lo Zeiss Distagon 50mm f/4 FLE, che a distanza di 20 anni dalla concezione continua a sostenere
una fama di eccellente performer, anche a diaframmi relativamente aperti, con un picco di risoluzione
nelle aree centrali superiore alle 200 l/mm; il Distagon FLE è marcatamente superiore al Distagon 50
che lo ha preceduto, e presenta nei primi 15mm di semi-diagonale un trasferimento di contrasto
assolutamente eccellente, a livello dei migliori obiettivi del 24x36; com'è logico aspettarsi, la resa
sfuma sul campo, ma l'ottica mantiene una soddisfacente uniformità fra le due letture sagittale e
tangenziale, indice di una buona correzione dell'astigmatismo e della curvatura di campo, ed anche
ai bordi il contrasto è inferiore ma la resa ancora più che soddisfacente; il Super-Angulon supera
il Distagon FLE nella lettura sagittale (orientamento delle linee della mira parallelo alla diagonale)
ma il distacco vistoso della lettura tangenziale ed i preoccupanti flessi sul campo e ai bordi lo
pongono un gradino al di sotto dello Zeiss Hasselblad che, come il predecessore, punta molto sulla
costanza di resa sul campo e alle varie aperture.

 


Passando ai normali di luminosità  f/3,5, possiamo impostare un confronto interessante
che vede come protagonisti il classico Tessar 75mm f/3,5, i due Planar 75mm f/3,5 con
schema a 5 e a 6 lenti e lo Zeiss Hasselblad Planar 100mm f/3,5; il Tessar 75mm viene
penalizzato dalla lettura a diaframma "ottimale" eseguita ad f/5,6, quando notoriamente
quest'obiettivo richiede una chiusura maggiore per rendere al massimo, tuttavia il suo
comportamento appare molto "vecchia scuola", ottimizzato sull'asse con un rendimento
che cala molto vistosamente da 25% fuori asse in poi, con la calotta tangenziale molto
penalizzata che accenna al tipico rientro del Tessar verso i bordi, molto più marcato in
modelli per formati minori rispetto a questo esemplare; il Planar 75mm f/3,5 primo tipo a
5 lenti, misurato ad f/3,5 ed f/8, replica un comportamento tutto sommato analogo, anche
se le curve relative alle due calotte confermano una correzione estrema dell'astigmatismo,
probabilmente a discapito della curvatura di campo, colpevole di un trasferimento di
contrasto ad f/8 per 40 cicli/mm pari a circa il 20% da metà campo fino ai bordi, valori
non troppo lusinghieri per un Planar così poco luminoso; il suo sostituto a 6 lenti tipo
10 20 64 garantisce sull'asse gli analoghi, ottimi valori, e pur mostrando quote superiori
di astigmatismo tiene molto meglio fuori asse e soprattutto ai bordi alla frequenza
spaziale di 40 cicli/mm (la coppia di curve più basse), indice di una risolvenza mediamente
superiore sul campo; il trasferimento di contrasto ai bordi è davvero ottimo se consideriamo
che questi 75mm hanno un angolo di campo di 55°, circa 10° in più rispetto ad un vero
obiettivo normale. Il confronto con l'obiettivo Hasselblad, più moderno, specializzatissimo
e dotato di angolo di campo sostanzialmente più ridotto, è impietoso: la sua risolvenza e
l'uniformità su tutto il campo, con qualsiasi orientamento di calotta fin dalla massima apertura,
ne hanno fatto un must nella fotografia tecnica e nelle prese aeree di reconoissance, e a
parità di resa assiale rispetto ai Planar Rollei  la sua uniformità sul fotogramma è davvero invidiabile.
Questi grafici avvalorano dunque la tesi che il planar 75mm f/3,5 a 6 lenti sia superiore al
modello a 5 lenti e che le grandi prestazioni ascritte al Tessar siano dovute soprattutto ad
una impressione soggettiva, indotta dalla sua brillantezza intrinseca.

 

Analizzando i diagrammi relativi ai Planar 80mm f/2,8, la prima stranezza riguarda
gli MTF rilevati sugli 80mm Rollei: il primo grafico si riferisce ad una lettura eseguita
nel Luglio 1973 sul Planar di una Rolleiflex 2,8F, mentre il secondo corrisponde ad
un Planar made by Rollei montato sulla attuale 2,8 FX, formalmente identico al precedente;
osservando le curve sembra quasi che si riferiscano ad obiettivi radicalmente diversi
ma è difficile imputare responsabilità al metodo di misurazione, dal momento che
entrambi sono stati misurati alle stesse frequenze spaziali: il Planar 80mm della Rolleiflex
d'epoca conferma sull'asse a piena apertura l'eccellente trasferimento di contrasto
già esibito dal 75mm f/3,5, con valori veramente eccellenti per un obiettivo di medio
formato aperto ad f/2,8: 93% MTF @ 10 cicli/mm,  82% MTF @ 20 cicli/mm e
60% MTF @ 40 cicli/mm: parametri che solitamente corrispondono alla resa di un
ottimo obiettivo per 24x36mm a diaframma ottimale (f/5,6-8): questo picco di resa
smagliante sul piano di fuoco, unito alla ridottissima profondità di campo, dovrebbe
garantire quelle riprese ravvicinate di soggetti con resa plastica e tridimensionale per
la quale quest'obiettivo è famoso fra gli utenti, considerazioni che possono essere
trasferite anche al planar da 75mm: l'atout dei normali Rollei pare essere proprio la
resa elevata in asse a piena apertura, da sfruttare assieme alla messa a fuoco selettiva
per immagini molto tridimensionali; purtroppo, da metà campo in poi, la qualità di
riproduzione decade velocemente a valori ben più modesti, ed anche all'apertura di
f/8 il divario centro-bordi resta molto evidente, come peraltro avveniva anche in famosi
obiettivi normali per il 24x36mm di qualche anno fa: probabilmente c'era proprio una
"scuola" di pensiero che perorava l'ottimizzazione spinta sull'asse a discapito del resto
del campo: come potrebbero altrimenti spiegarsi ad f/8 dei valori sulla calotta tangenziale
prossimi a zero? Passando alle letture eseguite sol Planar Rollei "moderno" si resta un po'
sconcertati: scompare l'ottimizzazione spinta dell'asse a favore di una migliore tenuta sui
bordi, mentre a diaframma ottimale l'asse recupera poco, indice di focus shift al chiudersi
del diaframma, ed il resto del campo migliora in modo più marcato, superando (con
misurazione effettuata ad f/5,6) i valori del Planar originale Zeiss... Questo comportamento
potrebbe essere giustificato come segue: A) alcuni vetri impiegati nella formulazione
originale non sono più disponibili, e le opzioni ecologiche (con valori nD e vD non identici)
hanno richiesto una lieve modifica ai raggi ed agli spessori delle lenti; B) l'asse che non
decolla per probabile focus shift e la diversa resa sul campo delle due calotte che rivelano
un andamento di aberrazione sferica e curvatura di campo sostanzialmente differenti possono
essere giustificati da una scelta diversa nell'ottimizzazione degli spazi d'aria fra le lenti,
privilegiando una "messa a punto" che premia l'uniformità a discapito della resa assiale,
secondo i più recenti indirizzi della fotografia. Il Planar Hasselblad, sostanzialmente differente
dal punto di vista ottico, non può vantare il picco sull'asse del vecchio modello a 5 lenti, ma
presenta una planarità anastigmatica veramente lodevole, con trasferimento di contrasto molto
uniforme su tutto il campo alle varie frequenze spaziali, sia il lettura sagittale che tangenziale,
garantendo una maggiore sfruttabilità nelle più disparate situazioni di ripresa; ad f/8 i valori
sono alti ed uniformi, sostanzialmente superiori a quelli del Planar Rollei originale, che ha
nel rendimento ad f/2,8 il suo vero atout "espressivo".

 

Questi grafici si riferiscono sempre ai Planar 80mm f/2,8 per Rolleiflex 2,8 (in alto) ed
Hasselblad (in basso), con MTF acquisiti utilizzando un banco più moderno, che sfrutta
una differente componente spettrale media della luce e che può fornire - come in effetti
avviene - diagrammi dal rendimento differente, confermando in ogni caso l'alta classe
di queste realizzazioni; preciso che si tratta di misurazioni reali, effettuate su obiettivi di
produzione.

 

Una parziale conferma che le spaziature del Planar 80mm f/2,8 a 5 lenti dovrebbero
essere state ricalcolate ci viene anche dagli MTF della versione rimontata nel 2002 per
la Rollei 35 RF, un disperato tentativo della Franke und Heidecke di rientrare nel settore
35mm adottando il corpo della Voigtlaender-Cosina Bessa; l'azienda disponeva ormai 
della concessione per la costruzione in proprio di ben pochi obiettivi Zeiss, ed impostò un
improbabile corredo (vestendo le ottiche in una montatura molto simile a quella degli obiettivi
Leica M) con il vecchio Sonnar 40mm f/2,8 della compatta Rollei 35 S, il Planar 50mm f/1,8
derivato dalla SL-35 (mai arrivato in produzione in montatura 35 RF) ed il Planar 80mm f/2,8
a 5 lenti di derivazione Rolleiflex 2,8 GX, impiegandolo come medio-tele sul 24x36mm senza
sfruttare completamente la sua ampia copertura; gli MTF ufficialmente diffusi - eseguiti a piena
apertura - confermano un comportamento più simile a quello visualizzato nella lettura più recente,
privo del grande picco sull'asse evidenziato dalle curve misurate sul Planar nel 1973: ecco i
diagrammi abbinati.




gli MTF letti sul Planar 80mm f/2,8 a 5 lenti in montatura per Rollei 35 RF del 2002
abbinati a quelli misurati sul Planar montato sulla Rolleiflex biottica 2,8 FX (nel diagramma
di destra è indicato il settore corrispondente alla copertura del primo grafico, misurato sulla
diagonale del 24x36mm anzichè su quella del 6x6cm); l'andamento è analogo, senza il picco
che caratterizzava il modello originale storico.

 



la Rollei 35 RF di stretta derivazione Bessa, un apparecchio pianificato nel 2002 e che
non ebbe un significativo seguito commerciale.

(picture: Franke & Heidecke)




Il Planar 80mm f/2,8 progettato da Lange nel 1953 e riesumato nel 2002 come medio-tele per
l'apparecchio telemetrico appena illustrato, sfruttando sul 24x36mm solo la porzione centrale della
sua proiezione; sono molte le suggestioni rimandate da quest'obiettivo che a stento assaggiò il
mercato: un Planar storico 6x6 in montatura Leica M, applicabile a qualsiasi Leica prodotta dal
1954 ad oggi, M8 compresa: c'è di che far galoppare la fantasia...

(picture: Franke & Heidecke)

A titolo di curiosità riprendo quanto già ampiamente sviscerato in un altro articolo: un'ulteriore
applicazione di questo Planar a 5 lenti con spazio retrofocale ridotto fu pianificata nel 1957,
quando Richard Weiss ipotizzò una Rolleiflex 6x6 reflex monobiettivo con specchio diviso in
due settori basculanti (per consentire la sua attuazione senza impattare nella lente posteriore
del Planar); ecco la riproposizione di uno schema del progetto, dove il Planar del 1953 è facilmente
riconoscibile.





Dopo questo interessante intermezzo ricco di suggestioni, passiamo alle focali lunghe!

 

Purtroppo non sono riuscito a recuperare, se esiste ancora, l'MTF originale
Zeiss del Sonnar 135mm f/4 per Rolleiflex tele, quindi dovremo accontentarci
dei diagrammi relativi al Tele-Xenar 135mm f/4 della recente Rolleiflex 4,0 FT,
confrontandoli con quelli di un vero classico del sistema Hasselblad, l'apprezzato
Sonnar 150mm f/4 che da oltre 50 anni firma grandi ritratti ambientati, passando
per le montature C, CF e CFI; sull'asse i valori della lettura sagittale (ripeto, linee
parallele alla diagonale) sono leggermente superiori nel Tele-Xenar, ma il Sonnar
esibisce una rimarchevole uniformità sul campo con le due calotte molto ravvicinate,
mentre il Tele-Xenar 135mm presenta un brusco calo della calotta tangenziale, un
tipico comportamento riscontrabile in obiettivi con aberrazione cromatica laterale
non molto corretta, che rende il Sonnar 150mm preferibile nell'uso generale; anche
in questo caso viene confermata la "filosofia" di ottimizzazione comune a tutti gli
obiettivi Rolleiflex, con un grande picco sull'asse di ripresa fin dalla massima apertura
ottenuto a scapito delle riproduzione fuori asse e ai bordi: una scelta che privilegia
il ritratto e la riproduzione  di figura ambientata ma che rappresenta un limite in certi
ambiti di ripresa, mentre le ottiche Hasselblad sono mediamente più corrette in tutte
le condizioni di esercizio e quindi più adatte ad un impiego universale, caratteristica
certamente apprezzata dal fotografo professionista.

Per visualizzare meglio le differenze ho sovrapposto in un solo grafico i diagrammi MTF
di due obiettivi diversi, abbinando assieme i due Planar da 75mm f/3,5 (a 5 e 6 lenti),
il Planar 75mm f/3,5 a 6 lenti col Planar 80mm f/2,8 a 5 lenti ed infine il Planar 80mm
Hasselblad in compagnia del fratellone da 100mm f/3,5.

 

Il raffronto fra i due Planar Rollei da 75mm parla a favore del secondo, sempre
superiore sul campo fino ai bordi alla frequenza spaziale di 40 l/mm, quella che
identifica la capacità di discriminare i dettagli più fini e quindi il potere risolutore
dell'obiettivo: in effetti ricordo di avere ottenuto con quest'obiettivo, grazie al
materiale sensibile Kodak Ektar 25 ISO, negativi di impressionante nitidezza.

 

Un altro parallelo interessante mette alla sbarra i due classici Planar Rollei, il 75mm f/3,5
secondo tipo (grafici neri) e l'80mm f/2,8 (grafici rossi); le prestazioni a tutta apertura
sono analoghe, ed in entrambi i casi eccellenti, mentre ad f/8 il Planar 75mm conferma
la migliore risoluzione ed il migliore microcontrasto fuori campo ed ai bordi, mentre
l'80mm stupisce per l'exploit sull'asse, seguito comunque di poco dal 75mm a 6 lenti,
che da un punto di vista teorico va considerato il migliore del lotto, giudizio peraltro
già da tempo condiviso da molti appassionati.

 

L'ultimo scontro fra titani vede in lizza i due Planar Hasselblad: l'80mm f/2,8
(grafici neri) ed il 100mm f/3,5 (grafici rossi); la tradizione vuole che il 100mm
superi l'80mm in risoluzione e contrasto da piena apertura fino ad f/8, valore
oltre il quale la diffrazione li rende indistinguibili; i grafici sembrano confermare
questo assunto, ed infatti a piena apertura le differenze a favore del 100mm
arrivano in certe zone anche al 30% di MTF, grazie anche all'apertura leggermente
più ridotta; entrambi sono molto uniformi ma la resa complessiva del Planar 100mm
su tutto il campo ad f/3,5 merita un plauso; ad f/8 le differenze si attenuano, ma la
tipica uniformità sul campo del 100mm resta immutata mentre il pur ottimo 80mm
deve cedere qualcosa verso i bordi; va tuttavia rilevato (e confermo il fatto per amara
esperienza personale) che l'eccezionale qualità del 100mm Planar è ottimizzata in
condizione di infinito o comunque a grandi distanze, quindi, da due metri in giù, il
Planar 80mm f/2,8 (meno sensibile per suo schema alle variazioni di tiraggio) si
prende la rivincita; i tecnici Hasselblad hanno sempre suggerito a chi cercasse in
ogni condizione la massima qualità di riproduzione di utilizzare il Planar 100mm f/3,5
da infinito a 2 metri, ed il makro-Planar 120mm f/4 da due metri in giù.

 

Infine, ecco una chicca per gli appassionati: si tratta degli schemi tratti dal progetto
originale del Rollei Mutar 0,7x, che assieme all'altrettanto raro Rollei Mutar 1,5x
permetteva di modificare la lunghezza focale della Rolleiflex biottica; applicando
lo Zeiss Mutar 0,7x agli obiettivi da 75mm ed 80mm si otteneva una conversione
a 52,5mm e 56mm, mentre lo Zeiss Mutar 1,5x convertiva l'ottica da 80mm in
un corto teleobiettivo da 120mm; il Mutar 0,7x era adattabile praticamente su
tutti i modelli, grazie alle flangiature con baionetta tipo I, II, II/42 e III, mentre il
Mutar 1,5x era disponibile unicamente con baionetta III, quindi era appannaggio
pressochè esclusivo delle Rolleiflex 2,8; anche se è formalmente possibile applicare
il Mutar 0,7x sia al Planar 75mm f/3,5 che al Planar 80mm f/2,8, il progetto ottico
era ottimizzato su quest'ultimo, ed infatti quasi tutti i Mutar 0,7x disponibili sul mercato
collezionistico vengono reperiti con l'adattatore a baionetta gruppo III, mentre
è quasi impossibile venire in possesso del relativo adattatore gruppo II per montarli
sul Planar f/3,5 (infatti molti anni fa dovetti soprassedere all'acquisto di un bellissimo
Mutar 0,7x a prezzo molto vantaggioso proprio perchè non fu possibile trovare
l'adattatore per la mia 3,5F).

 



La sezione ottica e meccanica del Mutar 0,7x, progettato da Heinz Vogel nel 1962;
come potete notare la progettazione del Mutar era 100% Zeiss, e l'ottimizzazione
sul Planar 80mm f/2,8 viene indirettamente confermata anche da questo prospetto,
dove occhieggia il tipico doppietto collato anteriore del Planar f/2,8 (n° 12).

 

Due viste del Mutar 0,7x tratte dal progetto originale; è interessante notare che sulla vista
anteriore era originariamente prevista una maschera per coprire le lenti, lasciando esposta
solo la porzione effettivamente utilizzata sul fotogramma, una soluzione poi abbandonata
nella produzione di serie. Questi aggiuntivi Zeiss Mutar furono prodotti in appena 1.000
esemplari ciascuno.

 

Spero che le informazioni tecniche contenute in questa pagina abbiano parzialmente
soddisfatto la curiosità dei molti appassionati di questi famosi Marchi; l'analisi degli
sterili dati sembra comunque confermare la differente fisionomia di rendimento che,
vox populi, viene da tempo attribuita agli obiettivi dei due sistemi, con particolare
riferimento ai normali: più uniformi, completi e tecnici gli Zeiss Hasselblad e più
inclini ad una resa plastica, poetica, "artistica" gli Zeiss Rollei, il cui picco di resa
sull'asse a piena apertura è davvero rimarchevole; per quanto riguarda una eventuale
preferenza fra i normali "storici" della Rollei biottica, i candidati più accreditati sono
quelli di sempre, il Planar f/3,5 a 6 lenti ed il Planar f/2,8: più uniforme ed affidabile
il primo, più plastico e ricco di suggestioni soggettive il secondo... Ovviamente
anch'io ho fatto la mia scelta, facilmente inferibile dal bigliettino allegato, uno
squarcio della mia vita privata che condivido con voi: è una dedica risalente a
metà '90 da parte di Angelo Derqui, uno dei massimi storici ed esperti mondiali
del marchio Rollei .

 


 




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