ERHARD  GLATZEL

E  LA  SUA  EVOLUZIONE DEGLI  ZEISS  DISTAGON

FRA  ANNI  '60  ED  ANNI  '70
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Nel corredo ottico Contax c'è molto più del precedente retaggio Contarex di
quanto la Zeiss stessa abbia mai voluto ammettere, dal momento che, dopo
l'imbarazzante debàcle della Zeiss Ikon Stuttgart, nello Stiftung il nome Contarex
è diventato una sorta di macchia, di onta da rimuovere, della quale dimenticarsi;
non è un caso se da allora in tutto il cartaceo relativo a Zeiss  il glorioso e sfortunato
sistema C-Rex non è stato mai più citato testualmente ma solo con accenni,
pronomi e perifrasi, nemmeno all'esordio del sistema Contax, quando gli
obiettivi Contarex passati direttamente nella nuova produzione erano liquidati
con un generico "realizzati per precedenti corredi"; tuttavia la derivazione diretta
del famoso Contax Distagon 35mm f/1,4 e del prototipo Contax Distagon 18mm f/2,8
da due grandangolari di focale omologa del sistema Contarex mi offre lo spunto
per una considerazione spicciola sulle linee evolutive che Erhard Glatzel aveva
maturato passando dalla prima generazione Distagon (cui appartengono appunto
il 18mm f/4 ed il 35mm f/2 Contarex, rispettivamente classe 1966 e 1965) alla
seconda, incarnata dal 35mm f/1,4 Contax e dal prototipo 18mm f/2,8 Contax,
presentati nel 1974 e 1976 e che lo stesso Glatzel ha derivato dai suoi due
precedenti progetti Contarex, famosi ed apprezzati; appare evidente come Glatzel
si muovesse con giudizio e senza voli pindarici, con la politica dei piccoli passi,
evolvendo le solide e verificate basi preesistenti con l'ausilio dei progressi
sopravvenuti nel calcolo, nei vetri e nelle lavorazioni speciali delle lenti; nel
caso specifico, il passaggio fra 18mm f/4 e 18mm f/2,8, così come quello
fra 35mm f/2 e 35mm f/1,4 ha visto il mantenimento sostanziale dello
schema precedente; i principi informatori nell'evoluzione (con guadagno
di 1 stop) sono stati la separazione di una lente in due menischi con
superfici contingenti piano-parallele la cui distanza varia in funzione della
messa a fuoco (sistema floating), permettendo un drastico incremento
della qualità a distanze minime, e l'introduzione di una superficie asferica
nella lente immediatamente posteriore al diaframma, per correggere
molte aberrazioni certamente attese in retrofocus così luminosi e/o
grandangolari; tuttavia, nonostante la netta evoluzione tecnica
permessa da 10 anni di frenetica evoluzione, l'impronta dei due
classici Distagon Contarex resta molto evidente, a riprova che
all'epoca si era compiuto il massimo sforzo per creare i migliori
obiettivi possibili, un tour de force i cui risultati non erano che
marginalmente perfettibili, anche dopo lustri di ricerche.
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Gli Zeiss Distagon Contarex 2/35 e 4/18, realizzati da Erhard Glatzel
nel 1965 e 1966 e da lui stesso utilizzati, circa 10 anni dopo, come
base per nuove, evolute versioni per Contax: il Distagon 1,4/35 ed
il Distagon 2,8/18, purtroppo mai uscito dallo stadio di prototipo





Gli schemi ottici del Distagon 2/35 Contarex (1965) e del Distagon 1,4/35 Contax (1974);
con tutta evidenza Glatzel ha derivato il più recente superluminoso dal glorioso 35mm
C-rex; lo schema in basso chiarisce, in linea di massima, le modifiche più macroscopiche,
come la separazione ad aria della terza lente e l'eliminazione dell'ultimo elemento posteriore,
probabilmente non più necessario per l'avvento di vetri a rifrazione più alta; la spaziatura
ad aria è variabile e costituisce il fulcro del sistema floating per la correzione a distanza
ravvicinata; come ultima ciliegina Glatzel applicò una superficie asferica alla lente
immediatamente posteriore al diaframma, una posizione favorevole a correggere molte
aberrazioni, ottenuta con l'innovativo sistema dell'iniezione di resina metacrilica sulla
superficie della lente sfruttando una maschera dal profilo asferico, metodo comune ai
giorni nostri ma pionieristico all'epoca; la scarsa resistenza dell'antiriflessi sulla lente
frontale, tipica nei Distagon 1,4/35 di alcune serie, ha creato la leggenda che la superficie
asferica rivestita in resina sia proprio quella anteriore, e che le esigenze particolari di
carattere fisico siano la causa dell'antiriflessi così prono ai graffi; niente di più falso,
naturalmente: la lente asferica è interna e ben protetta e l'elemento frontale è in vetro





Un procedimento molto simile caratterizza l'evoluzione del Distagon
4/18 Contarex nel prototipo Distagon 2,8/18 Contax: anche in
questo caso si è spaziata ad aria la lente posta anteriormente
al diaframma (azione evidenziata dalla linea rossa), sfruttando
opportune variazioni della lente d'aria per il sistema floating, e
si è dotato di una superficie asferica l'elemento immediatamente
posteriore al diaframma; come si vede Glatzel aveva realizzato
una sorta di "pacchetto" applicato in serie sui due obiettivi; in
questo caso non si è resa necessaria l'eliminazione di alcuna
lente e le parentele fra i "100 gradi" di due generazioni sono
ancora più evidenti; ritengo che questi due interventi siano
frutto dell'esperienza maturata in quegli anni da Glatzel con
la gamma di obiettivi cinematografici T=1,4 che stava
progettando: infatti entrambi i grandangolari di questa gamma
sono asferici e flottanti, un konw-how prezioso passato
poi anche negli obiettivi fotografici per Contax
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